C’era una volta… una palestra

C’era una volta… una palestra

Come iniziare a narrare la vita della propria palestra in modo avvincente ed emozionante attraverso lo storytelling, arrivando così ad aumentare gli iscritti?

Lo straripante ingresso dei social media nella comunicazione contemporanea ha generato nuove e interessanti forme di narrazione di se stessi, dei propri hobby e del proprio lavoro. Raccontare in maniera coinvolgente ed emozionante la propria attività significa fare ricorso a uno “storytelling” convincente, in grado di suscitare nel lettore curiosità e voglia di saperne di più. Il Body Building di fine secolo scorso aveva questa capacità di raccontare storie di successo e di oblio, di sacrifici e vittorie.
Di proporre modelli in cui l’utente finale potesse identificarsi e di conseguenza comprare un sogno da declinare in sudore, chili, serie e ripetizioni sotto la panca e la rastrelliera. Senza addentrarci troppo nel dettaglio, vediamo come un centro fitness, sia esso di taglio specialistico, di nicchia o più diffusamente “mass market” possa trarre grande giovamento da questa forma di comunicazione. Come possa di conseguenza aumentare il suo pubblico di riferimento e condurlo a un contatto che passi dal virtuale al reale fino alla sottoscrizione di un abbonamento.

L’improvvisazione è bandita
Affidare la comunicazione nella pubblicazione di foto di cene sociali e di avvenenti ragazze non basta assolutamente. Abbiamo detto che il pubblico vuole leggere delle storie avvincenti ed emozionanti. Solo queste lo sollevano dallo sprofondarsi sul divano e lo invogliano a visitare un centro fitness. Per raccontare storie coinvolgenti serve un esperto in comunicazione digitale e social. Sconsigliamo però di rivolgersi a una persona esterna alla palestra. Come nel giornalismo di guerra bisogna stare al fronte per raccontare le grandi gesta e scattare le foto memorabili, così nelle palestre, per raccontare bisogna prima di tutto vivere ed essere immersi nella vita del centro.

Il nostro “Storyteller”
Occorre individuare e poi formare, questo sì con il supporto di conoscenze specialistiche esterne, una risorsa interna al centro fitness che ne divenga il quotidiano “cantore digitale”.  Il vostro “storyteller” in servizio permanente effettivo. Non è detto che un tecnico del movimento possieda questa attitudine meno  di un addetto alla reception,  di un consulente commerciale o viceversa. Tutti hanno gli strumenti e le potenzialità. Avete forse un collaboratore sprovvisto di smartphone? Chi racconta e condivide le storie e i momenti importanti della vita del centro fitness deve saper immediatamente distinguere tra una comunicazione funzionale e una comunicazione istituzionale.
Faccio un esempio pratico. Se l’obiettivo aziendale economico per la stagione in corso è stato raggiunto, o comunque lo stato di avanzamento è rassicurante, la narrazione dovrà essere di tipo celebrativo dei risultati raggiunti dai frequentatori. Si lavorerà quindi sul mercato interno, gratificando gli iscritti. Non si parlerà del prezzo del servizio ma del beneficio reale e testimoniato del servizio. Se invece il budget aziendale stenta ad andare a regime, la narrazione dovrà puntare ad acquisire abbonati, aumentando l’appetibilità del centro verso nuovi potenziali clienti. In questo caso la leva del prezzo potrà essere prudentemente azionata, ma sempre ponendo il focus del potenziale pubblico su vantaggi e benefici derivanti dalla frequentazione del nostro centro.

Una possibile criticità
La bidirezionalità delle comunicazione digitale, ovvero l’immediata interazione tra chi comunica e chi riceve, potrebbe, se mal gestita, rivelarsi pericolosa. Una volta alla reception, in fase di trattativa commerciale, si parlava di “gestione delle obiezioni all’acquisto”. Oggi è cambiato solo il mezzo di comunicazione. Un commento su di un post Facebook o Instagram, positivo o negativo che sia, deve essere sempre finalizzato all’acquisizione o alla conservazione di un cliente. Il nostro “Storyteller” deve essere sempre presente on line e rispondere in maniera puntuale, educata e propositiva. Deve essere collegato, attento e veloce. Deve captare e riversare nel flusso digitale attimi importanti che altrimenti potrebbero essere mal valorizzati. Infatti anche ogni singolo utente della nostra palestra è un narratore. Lo fa però in maniera spontanea e immediata. Il compito del nostro gestore della comunicazione “social” è quello di armonizzare il flusso spontaneo con il piano editoriale aziendale.
Individuando le persone più attive sui social media può scegliere di collaborare con loro, premiandole al bisogno, per realizzare un vero team di scrittori digitali inseriti funzionalmente nella realizzazione del budget.

Difendere la proprietà della produzione di storie e di immagini
Il gestore della comunicazione digitale deve avere sempre cura di consolidare e proteggere le sue narrazioni. Il sito internet di proprietà aziendale non deve essere mai trascurato. Instagram e Facebook ci offrono uno spazio che non possediamo e le cui caratteristiche mutano in continuazione. Il sito aziendale invece è nostro e risponde solo alla nostra “policy” comunicativa, va quindi riorganizzato in modo da offrire una sponda sicura alla nostra capacità narrativa. Trascurarlo, consegnando tutto in mano alle grandi pagine social di massa, risulta tanto facile quanto estremamente rischioso.

Nicola Andreini
Laureato in Scienze Politiche, gestisce centri fitness dal 1999. Nel 2014 inaugura il primo Box ufficiale CrossFit a Pistoia e provincia. Personal trainer, CFL1, TacFit Instructor Clubbel Instructor, istruttore FIKBMS CONI.
nicola.andreini.mobile@gmail.com

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