Prevenzione e competenza per allenare e proteggere il pavimento pelvico.

In breve
La salute del pavimento pelvico è parte integrante dell’allenamento e richiede attenzione al movimento, al respiro e alla postura. Il trainer contribuisce alla prevenzione attraverso ascolto, esercizi adattati e collaborazione con i professionisti sanitari, senza sostituirsi a chi effettua diagnosi e riabilitazione. Di pavimento pelvico si sente parlare sempre più spesso, a volte a proposito, a volte a sproposito. Ignorare le sue funzioni e attribuirgli un ruolo di “muscolo di secondo piano” nell’allenamento femminile (ma anche maschile) è un errore grave che nessun trainer dovrebbe più commettere.
Seguimi e capirai il perché.
Quello che le donne non dicono
Quando si parla di pavimento pelvico, nel mondo del movimento, quasi tutti pensano di sapere di che cosa si tratti. È un argomento che viene nominato spesso, evocato con facilità e, il più delle volte, liquidato con poche frasi. Eppure, proprio questa apparente familiarità è all’origine del problema. Infatti, quando viene chiesto a un gruppo di professionisti in che modo il pavimento pelvico vada allenato e/o protetto durante gli allenamenti, emergono certezze consolidate del tipo: addominali forti, glutei allenati, un buon lavoro di core e qualche indicazione generica come “bisogna dire di stringere, di chiudere, di tenere”.
Per questo, nei centri fitness, nelle sale corsi e nelle scuole si allenano tutti i giorni addominali, glutei e adduttori, senza nominare, se non raramente e superficialmente, il pavimento pelvico, considerandolo come un muscolo isolato, scollegato dal resto del corpo e invisibile fino al momento in cui si fa vedere o sentire con problematiche imbarazzanti e dolorose. I professionisti del movimento, infatti, raramente sanno riconoscere quando il corpo di una donna sta chiedendo protezione invece che intensità, ascolto invece che performance, consapevolezza invece che sforzo.
Questo non perché non sia importante, ma perché nessuno ha mai spiegato loro che il pavimento pelvico dialoga con il movimento, con il respiro, con la postura e con le emozioni e che, in particolari situazioni come l’allenamento sportivo (specialmente quello agonistico), la maternità, il post-parto e la menopausa, ha bisogno di sguardi più attenti. A volte i segnali che invia sono evidenti, ma più frequentemente rimangono nascosti e taciuti, come si fa con un segreto che non si vuole condividere con nessuno.
E così, molto più spesso di quanto si possa pensare, succede che tantissime donne continuino ad allenarsiÉ anche se dentro di loro qualcosa si spezza. Lo fanno in silenzio perché, quando emergono i primi segnali Ð perdite, fastidi, dolore, instabilità, senso di pesantezza Ð, prevalgono la vergogna, la paura, lo smarrimento. Cosa realmente si può fare quando ci si trova di fronte a tutto questo? Di certo non si deve aspettare di sentirsi interpellati a riguardo.
Bisogna introdurre questo argomento durante le lezioni. Se ne parlerà con discrezione e rispetto, come si parla di tutti gli altri muscoli: mostrare com’è fatto, come funziona, a che cosa serve e quale ruolo ha nella vita di una persona è una cosa importante. Basterà questo per creare un punto di contatto, ma attenzione! Sarà come sollevare il coperchio del vaso di Pandora. Potrà succedere di essere travolti da domande, dubbi, paure, richieste di spiegazioni e anche di aiuto! Questo perché, così facendo, si sarà dimostrata competenza, creato empatia e costruito una connessione.
Prevenzione come nuova frontiera
Per anni la prevenzione è stata una parola molto usata e poco praticata. La si nominava spesso, ma quasi sempre troppo tardi. Invece, la prevenzione autentica deve incominciare quando i sintomi non sono ancora esplosi perché, come dico spesso durante i miei corsi di formazione: “Più donne riusciamo a raggiungere quando stanno bene, meno donne avremo che staranno male!”.
Nel mio primo libro l’ho scritto con estrema convinzione: non è mai troppo presto per fare vera prevenzione, perché l’informazione dovrebbe arrivare fin dall’infanzia, tra le mura domestiche, e poi nelle scuole, nelle palestre, nei contesti educativi e motori. Lo so, questo approccio richiede coraggio professionale, perché la prevenzione non offre sempre risultati clamorosi e immediati da mostrare. Lavora su ciò che non accadrà. Su ciò che verrà evitato. Su ciò che il corpo non sarà costretto a pagare più avanti. Ma è proprio per questo che la prevenzione rappresenta una frontiera decisiva.
La sua importanza non dipenderà dal fatto che sia un tema attuale o un settore che suscita interesse, ma dal fatto che è il punto in cui il lavoro del professionista del movimento raggiunge un livello più evoluto di responsabilità, dove il bisogno immediato verrà sostituito da una salute che si mantiene nel tempo.
Nessuno lavora da solo: la rete dei professionisti della salute pelvica
Il pavimento pelvico è una struttura anatomica, ma svolge anche funzioni complesse che toccano ambiti diversi: urologico, ginecologico, proctologico, sessuale, posturale, respiratorio ed emotivo. Per questo motivo, il suo equilibrio non può mai dipendere da un solo intervento né da una sola figura professionale. Il professionista del movimento che lavora in ambito femminile si colloca all’interno di questa rete. Il suo ruolo non è sostituire lo specialista sanitario né, tanto meno, fare diagnosi, ma riuscire a integrare il lavoro corporeo con ciò che emerge dalla storia, dai sintomi e dalle indicazioni cliniche.
La qualità dell’intervento, infatti, dipende anche dalla capacità di riconoscere quando proseguire in autonomia e quando, invece, è necessario coinvolgere altre competenze. È in questa collaborazione che il percorso diventa realmente efficace e sicuro.
Dal clinico al movimento
È il caso in cui la donna arriva al lavoro motorio con indicazioni e autorizzazioni provenienti da uno specialista, come, ad esempio, nel post-parto, dopo interventi chirurgici o durante percorsi riabilitativi già avviati. In questa situazione, il trainer prosegue il lavoro corporeo in coerenza con le indicazioni ricevute, adattando esercizi e progressioni alla fase funzionale della persona. Il movimento diventa così continuità e integrazione del percorso clinico.
Dal movimento al clinico
È il caso in cui, durante il lavoro motorio, emergono segnali che suggeriscono una valutazione specialistica: sintomi persistenti, dolore, perdite durante alcuni esercizi, difficoltà funzionali o incoerenze nella risposta motoria. In questi casi, il trainer non interpreta né tratta clinicamente, ma orienta la donna verso la figura più appropriata. L’invio non interrompe il percorso: lo rende più sicuro e mirato. Entrambe queste direzioni hanno lo stesso obiettivo: tutelare la persona e costruire un intervento veramente efficace, perché la collaborazione tra professionisti non è un concetto teorico, ma qualcosa di estremamente concreto.
Esiste quando un/a fisioterapista, terminata la fase riabilitativa, indirizza la persona verso un lavoro di movimento consapevole per consolidare i risultati. Esiste quando un trainer, ascoltando un sintomo riferito durante l’allenamento, riconosce un segnale che non gli compete e invia la cliente a una valutazione specialistica.
Questo doppio invio Ð dal sanitario al movimento e dal movimento al sanitario Ð è il cuore di un sistema di prevenzione reale. Significa riconoscere che nessuna figura professionale perde autorevolezza collaborando. Al contrario, la rafforza.
Il professionista del futuro
Ogni epoca seleziona, in modo molto chiaro, il tipo di professionista di cui ha bisogno. Ci sono stati anni in cui bastava saper costruire coreografie dinamiche e divertenti, anni in cui bastava conoscere esercizi, metodiche e progressioni e, ancora, anni in cui la competenza veniva fatta coincidere quasi interamente con la tecnica. Oggi non basta più. Non perché la tecnica non serva. Sarebbe assurdo pensarlo. Ma perché, da sola, non riesce più a rispondere alle complessità del corpo femminile e alla profondità delle richieste delle donne.
Il professionista del futuro, nel mondo del benessere femminile, non sarà quello che saprà di più in senso nozionistico, non sarà il super tecnico. Sarà quello che saprà integrare meglio. Integrare conoscenze e ascolto. Carico e tutela. Competenza tecnica e capacità relazionale. Movimento e collaborazione interdisciplinare. Presenza professionale e umanità. Per questo motivo, la differenza non la farà chi offrirà più contenuti, più promesse o più formule, bensì chi saprà interpretare meglio il bisogno reale.
Ora ti sarà chiaro perché il pavimento pelvico non è un dettaglio tecnico né un argomento da affrontare solo quando compare un problema. È una parte anatomica importante che devi ben conoscere, per poter allenare con rispetto ed efficacia il corpo femminile e per poterti distinguere come professionista del movimento davvero preparato e competente. Per questo motivo ho scritto un secondo libro dedicato a tutti i trainer.
Sarà il primo passo che ti aiuterà a cambiare sguardo, a mettere ordine, a riconoscere ciò che, per troppo tempo, nel nostro settore è stato trascurato, semplificato o affrontato in modo superficiale. Se poi vorrai portare questa visione dentro il tuo lavoro, ti servirà un passaggio ulteriore: una formazione che ti permetta di trasformare i concetti in osservazione, l’osservazione in scelta e la scelta in pratica professionale. Il Metodo Zeba rappresenta una delle tante strade che puoi percorrere e questo può essere il momento giusto per compiere un passo in più. A te la scelta!
Barbara Zebellin
Laureata in Scienze Motorie. Ideatrice del Metodo Zeba – Il Centro della Donna. Docente del Tirocinio Universitario “Esercizio fisico e salute del pavimento pelvico” presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti. Autrice dei libri Lo scrigno segreto – Tutto quello che devi sapere sul tuo pavimento pelvico e Metodo Zeba – Il pavimento pelvico nell’allenamento femminile. Un approccio integrato tra movimento, respiro, postura ed emozioni.
Domande e risposte
Perché il pavimento pelvico è importante nell’allenamento?
Partecipa a funzioni che coinvolgono continenza, sostegno degli organi pelvici e coordinazione con respiro e postura. Va quindi considerato nella programmazione dell’attività fisica.
Allenare addominali e glutei basta per proteggere il pavimento pelvico?
Non basta concentrarsi su questi muscoli: occorre un approccio integrato che consideri respirazione, gestione dello sforzo e condizioni individuali.
Quali segnali richiedono una valutazione specialistica?
Perdite urinarie, dolore, senso di pesantezza e fastidi persistenti durante l’esercizio sono segnali da riferire a un professionista sanitario competente.
Qual è il ruolo del trainer nella salute pelvica?
Informare, ascoltare, adattare l’allenamento alle indicazioni cliniche e riconoscere quando indirizzare la persona a uno specialista.






































