Il principio del carico finalizzato
Questo principio afferma che ogni sport ha un profilo caratteristico di esigenze coordinative e organico-muscolari, cioè un suo modello di prestazione.1 Nella Rieducazione Funzionale tale principio può essere letto come la necessità di concentrarsi su degli esercizi che, per esigenze organico-muscolari e caratteristiche coordinative, si avvicinino il più possibile al tipo di impegno motorio maggiormente utilizzato dalla persona nella quotidianità.

Descrizione del tipo di lavoro svolto
La maggior parte delle persone che arrivano da noi in Studio lo fanno per risolvere un dolore osteo-muscolare: lombalgia, sciatalgia, cervicalgia e altri. Spesso questi dolori sono dovuti a patologie di natura ortopedica, es. discopatie, artrosi, osteofitosi e altre patologie di origine meccanica. Sovente questi quadri sono accompagnati da altri cofattori che, indirettamente, influiscono sul problema principale, es. scoliosi, sovrappeso, traumi passati e via di seguito. I dolori legati ad essi portano le persone a dover limitare le proprie attività giornaliere: non uscire a camminare, non fare le faccende domestiche, assenza dal lavoro, non praticare sport.
Il nostro obiettivo nella Rieducazione Funzionale è quello di permettere a queste persone di tornare a svolgere tutto quanto riuscivano a fare prima che il problema si presentasse; a volte riescono a fare anche di più. Da qui, attraverso un’anamnesi iniziale e un’investigazione in corso d’opera fatta attraverso domande che insorgono di volta in volta durante le sedute, es.: com’è andato il dolore dopo l’ultimo allenamento? Dove ha fatto male? Che tipo di dolore era? Dopo quanto è apparso? riusciamo a capire quale tipo di stimolo allenante fornire alla persona e come modificare il programma di allenamento.
Spesso la muscolatura che andiamo a trattare attraverso gli esercizi ha bisogno di essere rilassata attraverso esercizi di stretching o scarico muscolare. Quando, invece, l’obiettivo è il rinforzo muscolare, sovente si ha bisogno di rendere questi muscoli più resistenti alla forza. Per fare un esempio fra tutti, il nostro cliente “Mario Rossi” lamenta che, dopo “un poco” — espressione del cliente — in cui mantiene la stazione eretta senza muoversi, ha bisogno di sedersi perché il mal di schiena diventa sempre più ingravescente. In questo caso il nostro obiettivo è, dopo avere capito quale sia la natura del problema, quello di rendere i muscoli idonei a sostenere un carico che dura nel tempo; il suo livello di autonomia è attualmente “un poco”. Questo per fare sì che, anche dopo molto tempo di stazione eretta e disbrigo faccende in piedi, quindi c’è uno sforzo di mezzo, lui non abbia bisogno di riposo, se non quello fisiologico che avrebbe anche una persona perfettamente in salute.
Un allenamento avente le caratteristiche sopra elencate richiede che la muscolatura stia sotto tensione per lunghi periodi, minuti, attraverso delle pause brevi ed esercizi protratti nel tempo. Questo “cozza” con il tipo di lavoro convenzionale fatto di serie e ripetizioni.
Un’intuizione che ci ha aiutato è nata da una persona che doveva rinforzare la muscolatura erettrice della colonna vertebrale e aveva avuto dei buoni risultati con gli esercizi convenzionali ma, dopo una vacanza in cui ha camminato molto, ci ha detto: “Il giorno dopo la schiena non mi faceva male”. Quindi abbiamo pensato che, camminando per chilometri, i suoi muscoli erettori abbiano dovuto reggere un carico basso ma protratto per un tempo lungo e di questo abbia beneficiato forse più della formula convenzionale di serie e ripetizioni fatte in Studio.
Adesso, o prendiamo uno studio che sia alcuni chilometri quadrati — si scherza! 😄 — oppure sperimentiamo una soluzione alternativa.
L’idea è stata: “Come facciamo a mantenere i muscoli sotto tensione per un tempo lungo, alcuni minuti, senza dover proporre serie da 200 ripetizioni?”, che risulterebbero, secondo noi, noiose. Abbiamo per questo sperimentato delle sessioni che utilizzino molti esercizi per ogni distretto muscolare e ogni esercizio è composto da una singola serie che però ha durata temporale anziché numerica espressa in ripetizioni.
Nell’esempio che riporteremo poco più giù in questo articolo siamo riusciti a svolgere un piano di allenamento per la muscolatura addominale che permetta di mantenerla in tensione per circa 12 minuti attraverso 3 esercizi consecutivi e ripetuti. Il riscontro è stato un programma intenso, ovviamente graduale in relazione alla capacità di performance della persona, senza mai essere noioso.
Oltre ciò abbiamo pensato che gli esercizi proposti dovessero far sperimentare alla persona uno schema motorio corretto e integrato che potesse utilizzare nella vita quotidiana: faccende, sport, camminare, corsa, altre… Difatti riteniamo che il feedback vocale sia molto importante ma, quando qualcosa viene sperimentata dal proprio corpo, il Sistema Nervoso la integra nello schema motorio che sta utilizzando e la riutilizza ogni volta che quel dato movimento o simili vengono richiesti.
Di seguito alcuni esercizi che abbiamo utilizzato già in Studio e che rispettano le caratteristiche appena descritte. Il principio di allenamento è utilizzabile per ogni distretto e catena muscolare.
Un esempio di scheda


In questo esercizio viene simulata una marcia sul posto mantenendo una palla medica su di una spalla. Il passare alternativamente su un appoggio mono-podalico, solo sul piede destro e solo sul piede sinistro, destabilizza il corpo. Questa destabilizzazione è accentuata dalla presenza della palla medica, 3 kg di peso, su di una sola spalla e dalla posizione del braccio nell’avvolgerla. La contrazione costante dell’addome durante tutto l’esercizio mantiene stabile il tronco, impedendo eccessive sue oscillazioni e permettendone una maggiore stabilità e facilità nel mantenere l’equilibrio durante il passaggio dall’appoggio sul piede destro a quello sinistro.
L’intero esercizio ha una durata di 2’. È possibile anche effettuare il primo minuto con la palla sulla spalla destra e il secondo sulla sinistra. Nell’esercizio, partendo da una posizione di affondo, nell’immagine la gamba sinistra è in avanti, viene portata la palla medica verso il fianco controlaterale alla gamba avanzata: se la gamba sinistra è avanti, la palla verrà portata al fianco destro e viceversa. La schiena viene flessa effettuando una torsi-flessione più profonda possibile per poi tornare alla posizione di partenza con le braccia distese di fronte al petto a tenere la palla medica.
Viene effettuato 1 minuto di lavoro per poi invertire le gambe e ripetere l’esercizio verso l’altro fianco per effettuare il secondo minuto, 2 minuti totali. Lo schema motorio utilizzato in questo esercizio abitua il nostro cervello a contrarre l’addome in condizioni di instabilità: i piedi in affondo riducono la base d’appoggio aumentando l’instabilità, così come lo spostamento del peso lateralmente e in basso, ma richiama anche dei movimenti utilizzati nel corso della giornata: sollevare un carico pesante, rifare il letto, avvicinare un oggetto pesante ecc.
Il terzo e ultimo esercizio che abbiamo proposto è l’affondo breve con la palla medica. Questa proposta utilizza lo schema motorio di una camminata unito all’elemento destabilizzante della palla medica su di una spalla, lo stesso visto nell’esercizio del medicine ball walking. A differenza del primo esercizio, viene richiamato maggiormente lo schema motorio di una camminata vera e propria. Il movimento richiama anche la salita su di una scalinata, la sua discesa come anche una camminata sul tapis roulant. Questo lo rende, forse, tra gli esercizi proposti in questo articolo, quello che trova maggiore affinità con le attività svolgibili nella quotidianità ma anche in allenamento.
Per citare un solo esempio a suo favore possiamo dire che alcune persone, generalmente che presentano una iperlordosi lombare o lassità addominale, quando corrono, sia al tapis roulant che all’aperto, avvertono un fastidio alla parte bassa della schiena. Questo disturbo si “spegne” se l’addome viene mantenuto contratto.
Nella scheda da noi proposta i tre esercizi vengono eseguiti a circuito senza soluzione di continuo tra il precedente e il successivo. Al termine dei tre esercizi si riparte dal primo per chiudere due circuiti interi senza pause effettive. In tal modo l’addome viene mantenuto in contrazione per quasi 12 minuti ininterrottamente e allenato così alla resistenza. Stimolo che, come abbiamo detto, sposa molto bene il tipo di sollecitazione a cui viene sottoposto giornalmente, rispetto ad uno sforzo intenso ma di breve durata.
Considerazioni finali
Il “principio del carico finalizzato” applicato alla rieducazione funzionale ha lo scopo di concentrare il programma di attività su degli esercizi che, sia da un punto di vista coordinativo che organico-muscolare, siano il più possibile simili ai gesti e al tipo d’impegno muscolare richiesto nella quotidianità del soggetto. Questo al fine di permettere un suo ritorno, nel più breve tempo possibile, alla normalità quotidiana avuta prima dell’insorgenza del dolore.
Bibliografia
- L’allenamento ottimale; Calzetti e Mariucci Editori, 2009; Jürgen Weineck.
Giuseppe Crisafulli, Chinesiologo
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