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Il Boom delle palestre Low Cost

Accessibili, capillari, redditizie: le palestre low cost sono il vero motore della nuova economia del fitness.

Il Boom delle palestre Low Cost

Il mercato del fitness in Italia sta vivendo una fase di crescita senza precedenti. Per la prima volta, il numero di persone iscritte in palestra ha superato quello dei praticanti di calcio: si parla di quasi 5 milioni di iscritti, contro circa 4,5 milioni di calciatori. Un risultato storico, reso possibile soprattutto da un fenomeno ben preciso: l’esplosione delle palestre low cost.

Palestre per tutti: il motore della nuova crescita

Perché il low cost funziona:

  • Abbonamenti annuali chiari e accessibili (200–400 €);
  • Orari estesi, spesso 24/7;
  • Layout semplici e grandi spazi open;
  • Forte utilizzo di marketing digitale e passaparola;
  • Riduzione dei costi fissi e servizi essenziali.

Risultato: più iscritti, maggiore fidelizzazione e modelli facilmente replicabili.

Le palestre a prezzi accessibili, con abbonamenti annuali compresi tra 200 e 400 Euro, hanno avvicinato al fitness una fascia di popolazione che fino a pochi anni fa restava ai margini. Orari flessibili, grandi spazi, attrezzature moderne e costi contenuti sono gli elementi chiave di un modello che funziona. Non sorprende quindi che, tra i 10 principali gruppi fitness in Italia, ben 6 appartengano al segmento low cost.

La classifica dei grandi gruppi
Numero di club per gruppo (Top 10 in Italia):

  • FitActive – 177;
  • FitUp – 126;
  • Uplevel – 108;
  • Fit Express – 71;
  • Anytime Fitness – 60;
  • Icon – 48;
  • Green Theory – 45;
  • RSG Group – 44;
  • Virgin Active – 43;
  • Gym Nation (Orange Palestre Italiane e Prime) – 28.

In testa alla classifica troviamo FitActive, con 177 club già operativi o in apertura entro il primo trimestre 2026. Segue FitUp, con 126 strutture. Entrambi i gruppi sono nati in Brianza, ma oggi sono presenti su tutto il territorio nazionale. Al terzo posto c’è Uplevel, con 108 club, un gruppo nato a Napoli e fortemente radicato nel Sud Italia.

Subito dopo troviamo Fit Express, una delle prime realtà low cost italiane, con 71 strutture, e Anytime Fitness, colosso americano arrivato a 60 centri, che continua a crescere puntando sul franchising, scelta ormai poco diffusa in un mercato che privilegia sempre più le strutture di proprietà. Completano le prime posizioni Icon (48 club), Green Theory (45 club), RSG Group (44 club) e Virgin Active (43 club) e Gym Nation (con i marchi Orange, Palestre italiane e Prime con 28 club).

Acquisizioni e investimenti: un mercato sempre più dinamico

Il consolidamento del mercato.

Il settore fitness sta vivendo una fase di consolidamento simile a quella già vista nella GDO e nella ristorazione. I gruppi più strutturati crescono più velocemente grazie a:

  • acquisizioni mirate;
  • economie di scala;
  • maggiore potere negoziale;
  • accesso facilitato al credito e ai capitali.

Chi resta piccolo rischia di uscire dal mercato o di diventare preda di acquisizione. Il 2025 ha segnato un cambio di passo rispetto all’anno precedente. Se nel 2024 le operazioni principali erano state guidate dai fondi di investimento, nell’ultimo anno sono stati soprattutto i gruppi italiani ad accelerare la crescita attraverso acquisizioni strategiche.

L’operazione più rilevante è stata quella del gruppo toscano Green Theory, che ha acquisito 18 palestre a marchio Gym Five per circa 4 milioni di Euro, passando da 27 a 45 strutture e posizionandosi al settimo posto della classifica. In Lombardia, il gruppo Vibe ha incorporato Keasy Fit, arrivando a 16 palestre, mentre il gruppo austriaco Fitinn ha deciso di rafforzare la propria presenza in Italia acquisendo i 6 club del gruppo YouFit.

Low Cost contro premium: due modelli a confronto

Investimento medio per struttura:

  • Low cost: €600–700 mila (1.000–1.500 mq);
  • RSG Group: €3–4 milioni (2.000–3.000 mq);
  • Virgin Active: €5–6+ milioni (oltre 3.000 mq).

Il dato evidenzia perché il modello low cost sia più rapido da espandere.

Accanto al mondo low cost convivono grandi gruppi internazionali con un posizionamento completamente diverso. Il gruppo tedesco RSG, proprietario dei marchi McFit, Gold’s Gym e John Reed, investe 3–4 milioni di Euro per singola struttura, con club da 2.000–3.000 mq. Virgin Active, invece, supera spesso i 5–6 milioni di Euro di investimento, con club oltre i 3.000 mq e abbonamenti che partono da 1.000 Euro annui, arrivando oltre i 2.000 Euro nei centri più esclusivi.

Le palestre low cost, al contrario, richiedono investimenti medi di 600–700 mila Euro per strutture da 1.000–1.500 mq, rendendo il modello più rapido da replicare e finanziariamente sostenibile.

Quante palestre Low Cost ci saranno in futuro?

Crescita stimata delle palestre low cost in Italia:

  • Oggi: =700 club;
  • 3–4 anni: 1.000–1.200 club.

Trend in linea con i principali mercati europei.

Oggi in Italia si contano circa 700 palestre low cost. Considerando che nei principali mercati europei queste strutture sono presenti mediamente ogni 50–60 mila abitanti, le previsioni indicano che entro 3–4 anni si potrebbe arrivare a 1.000–1.200 club, pari al 20–25% del totale delle strutture fitness, con dimensioni tra i 1000 e 1500 mq. Un dato ancora più significativo se si considera che, pur rappresentando una quota minoritaria come numero di centri, il segmento low cost pesa molto di più in termini di iscritti e fatturato.

Perché il low cost cresce così velocemente?

Le ragioni sono diverse:

  • per alcuni gruppi, l’obiettivo è una futura quotazione in borsa;
  • per altri, diventare appetibili per i fondi di investimento, grazie a margini operativi elevati;
  • per altri ancora, semplicemente continuare un percorso di crescita imprenditoriale.

A tutto questo si aggiunge un fattore strutturale: l’Italia è ancora indietro rispetto al resto d’Europa. Solo il 9% della popolazione pratica fitness in palestra, contro una media europea del 12%.

Italia: un mercato complesso ma pieno di opportunità.

Nonostante il potenziale, il nostro Paese viene ancora percepito come un mercato difficile a causa di burocrazia, fiscalità complessa e normative poco chiare. Tuttavia, le grandi operazioni internazionali dimostrano che il settore è ormai maturo. Lo dimostra anche l’acquisizione del gruppo tedesco Clever Fit da parte dell’olandese Basic Fit, che ha portato il colosso europeo a 2.100 club.

E qualcosa si muove anche in Italia: è attesa a breve la prima apertura del gruppo francese Fitness Park, che potrebbe aprire la strada a nuovi ingressi internazionali.

Un’opportunità da cogliere ora

Il fitness italiano è entrato in una nuova fase: più industriale, più finanziaria, più accessibile. Le palestre low cost non sono una moda passeggera, ma un modello solido che ha cambiato le regole del gioco. Per imprenditori, investitori e operatori del settore, questo è il momento giusto per posizionarsi: chi saprà strutturarsi, comunicare e crescere con visione potrà essere protagonista del prossimo ciclo di sviluppo del mercato fitness italiano.

Il futuro del fitness è già iniziato. Ed è molto più vicino di quanto sembri.

Il fitness italiano sta cambiando volto. Le palestre low cost hanno democratizzato l’accesso all’attività fisica e stanno ridisegnando il mercato. Se il sistema saprà evolversi anche dal punto di vista normativo e gestionale, il settore ha davanti a sé anni di crescita ancora più importanti.

Business Fit Consulting

Marco Biffi
Fondatore insieme alla figlia Chiara di Business Fit Consulting, prima società in Italia specializzata nella compravendita di palestre e centri sportivi. In precedenza per 15 anni socio e responsabile sviluppo del Gruppo Fit Express.

info@businessfit.it

www.businessfit.it

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