Pianificare oggi significa tutelare dirigenti, soci e futuro dello sport dilettantistico.

Trasparenza, democrazia interna, controllo dei costi e sostenibilità finanziaria: il bilancio preventivo non è un adempimento formale, ma uno strumento strategico. In un contesto normativo sempre più attento alla gestione e alla prevenzione della crisi, diventa il vero punto di partenza per governare e non subire la vita del proprio ente sportivo.
Perché oggi parlare di bilancio preventivo
La Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021) ha rafforzato l’obbligo del bilancio consuntivo per ASD e SSD, rendendolo centrale per trasparenza e correttezza gestionale. Non si tratta solo di un adempimento verso l’esterno, ma di uno strumento di tutela per chi amministra: la norma chiede chiarezza proprio per responsabilizzare i dirigenti e garantire un controllo interno consapevole.
Il bilancio serve a dimostrare come vengono gestite le risorse, ma soprattutto protegge presidenti e consiglieri, perché documenta scelte, priorità e utilizzo dei fondi. Molto meno attenzionato è il bilancio preventivo, che pur non essendo obbligatorio rappresenta il vero strumento di pianificazione dell’ente.
Osservazione pratica: spesso questi adempimenti vengono vissuti come un “fastidio burocratico”. In realtà il consuntivo è lo specchietto retrovisore: ci dice dove siamo stati. Il preventivo è il parabrezza: ci permette di guardare avanti e scegliere la direzione. Il consuntivo fotografa il passato, il preventivo costruisce il futuro.
Bilancio consuntivo e preventivo: due facce della stessa medaglia
Anche se il bilancio preventivo non è formalmente obbligatorio, rappresenta oggi una vera best practice gestionale. Per questo suggeriamo sempre di approvarlo insieme al consuntivo, nella stessa assemblea.
Il bilancio consuntivo racconta cosa è successo. Il preventivo definisce cosa vogliamo che accada. Affiancarli significa creare continuità tra passato e futuro.
Vantaggi immediati:
- coerenza tra ciò che è stato fatto e ciò che si intende fare
- responsabilizzazione del consiglio direttivo, che riceve un mandato chiaro di spesa
- maggiore consapevolezza dei soci sulle scelte economiche dell’ente
Senza preventivo, l’ente naviga a vista.
Come si costruisce un bilancio preventivo
Si parte dai dati storici: costi fissi, ricavi ricorrenti, spese straordinarie. Si inseriscono poi gli obiettivi sportivi e strutturali dell’anno.
Il documento finale deve suddividere entrate e uscite per capitoli chiari.
Errori più comuni:
- fare stime “a sensazione”
- non distinguere costi fissi e variabili
- dimenticare manutenzioni
- non prevedere margini di sicurezza
- non confrontare mai preventivo e consuntivo.
Il valore democratico per le ASD
Per le associazioni il preventivo è uno strumento di democrazia: l’assemblea approva le scelte economiche e delega il direttivo a spendere entro quei limiti. Senza preventivo il potere decisionale si concentra, con il rischio di perdere partecipazione e trasparenza.
Reinvestire gli avanzi: programmazione vera
Gli enti sportivi non possono distribuire utili. Gli eventuali avanzi vanno reinvestiti. Il preventivo consente di pianificare investimenti pluriennali. Pensiamo a un’ASD di padel che vuole coprire un campo e pensa di spendere 100.000 euro: programmando disavanzi di 25.000 euro per quattro anni costruisce l’investimento senza traumi finanziari.
Preventivo, controllo di gestione, DSCR e crisi d’impresa
Il bilancio preventivo rappresenta la base di ogni serio sistema di controllo di gestione. Non è un documento statico, ma uno strumento dinamico che deve essere affiancato da un monitoraggio periodico dell’andamento economico e finanziario.
Confrontare mensilmente preventivo e consuntivo consente di individuare subito scostamenti, criticità o opportunità, permettendo al direttivo di intervenire per tempo, prima che piccoli problemi diventino strutturali.
Per le SSD questo aspetto è ancora più rilevante alla luce della normativa sulla crisi d’impresa (Codice della Crisi), che dopo la sospensione dovuta alla pandemia è oggi pienamente operativa. La legge impone agli amministratori l’obbligo di dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura dell’ente, finalizzati alla rilevazione tempestiva dello stato di difficoltà.
In concreto significa monitorare:
- flussi di cassa
- sostenibilità dell’indebitamento
- capacità di far fronte regolarmente ai propri impegni
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) diventa così un indicatore chiave: misura se l’ente genera risorse sufficienti per rimborsare i debiti. Non è più una valutazione da banca o da consulente esterno, ma una responsabilità diretta degli amministratori. In questo quadro, il bilancio preventivo si trasforma in un vero sistema di allerta precoce, uno strumento di tutela per il direttivo e di stabilità per l’intera struttura sportiva.
Uno strumento che cresce con l’ente
Molti dirigenti vivono il bilancio come un fastidio burocratico. In realtà è uno strumento che evolve insieme all’organizzazione. Vale un principio semplice: non puoi controllare ciò che non misuri.
All’inizio può bastare un preventivo essenziale. Con il tempo può arricchirsi: per centri di costo, per attività sportive, per singolo impianto. Ogni livello di dettaglio in più aumenta la capacità decisionale del management sportivo. Il preventivo aiuta a trasformare le sensazioni in numeri, le intuizioni in dati, le scelte in strategie consapevoli.
È il passaggio da una gestione “a vista” a una gestione programmata. Non serve partire perfetti: serve partire. Perché ogni ente sportivo che impara a leggere i propri numeri fa un salto di qualità, in termini di sostenibilità, credibilità e crescita.
Pianificare è prendersi cura dello sport
Consiglio del professionista Luca Mattonai.
Se dovessi riassumere il senso del bilancio preventivo in una frase direi: è il momento in cui lo sport incontra la gestione. Non serve essere grandi strutture per pianificare: basta voler governare il proprio centro invece di subirlo. Ogni ASD e SSD dovrebbe partire da qui.
In uno scenario normativo sempre più complesso, programmare significa proteggere il lavoro degli istruttori, valorizzare il ruolo dei soci e garantire continuità al progetto sportivo. Il bilancio preventivo è l’atto con cui una società sportiva smette di improvvisare e inizia davvero a costruire futuro.
Luca Dott. Mattonai
Tributarista, titolare dello Studio Mattonai
Dello stesso autore potrebbe interessarti anche:
Studio Mattonai Il partner strategico per far crescere le palestre italiane
Dal “Fuori Campo IVA” all’“Esente IVA”. Cosa cambia davvero per ASD e SSD



