I numeri del Fitness in Italia - La Palestra

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I numeri del Fitness in Italia

Incontriamo Paolo Menconi, Presidente di IFO International Fitness Observatory che, con il supporto di Team System, ha condotto in Italia un’importante ricerca di mercato nel settore Fitness.

Buongiorno Paolo. Tutti ti chiamano l’Uomo dei Numeri: parlaci di questa importante ricerca di mercato che hai coordinato e che aiuta a scoprire i reali numeri del Fitness in Italia.

Dopo il terribile contraccolpo inflitto dal Covid al settore, era importante fotografare la situazione dei club per affrontare meglio il futuro. Certamente, il fitness è un settore entrato in una fase nuova, con i club che fanno i conti con quello che è successo durante il lockdown. Chi è riuscito a superare la grande crisi si trova di fronte ad una concorrenza molto agguerrita ma, nello stesso tempo, per chi lavorerà con le giuste competenze, si sono creati grandi spazi di sviluppo. In questo scenario, dato che il settore fitness si adopera per migliorare il benessere psicofisico delle persone, l’obiettivo di IFO è di monitorarne costantemente il piano di crescita apportando così, un pratico e concreto contributo. Un questionario raccoglie informazioni per comprendere meglio i clienti. Ma veniamo a questa importante ricerca di IFO, studiata per conoscere la reale situazione del fitness nel nostro Paese. Abbiamo realizzato un ampio questionario, con 35 domande, che è stato inviato a migliaia di club in tutta Italia.

Devo dire che, considerando il tempo impiegato per compilare il format (circa una decina di minuti), siamo riusciti ad ottenere quasi 400 risposte complete. Fare domande con un questionario ben strutturato, consente di raccogliere un numero incredibile di informazioni importanti. È uno strumento prezioso che svela i desideri, le abitudini, le aspettative degli intervistati e, quando viene rivolto ai clienti della propria azienda, può contribuire anche ad aumentare le fidelizzazioni e a ridurre gli abbandoni. Un dato strano emerso in un’altra ricerca da noi condotta tempo fa sui club, è che oltre la metà degli intervistati, il 56,76%, non realizzava questionari per comprendere la soddisfazione dei loro clienti.
In ogni caso, entriamo nel merito di quest’ultima ricerca.

Il COVID-19 ha lasciato un segno, ma siamo in recupero

In un quadro italiano post Covid, in cui dominano i club di piccole dimensioni con meno di 300 clienti (53%) e in cui il 20% ne ha tra i 300 e i 500, il 14% dai 500 sino a 1000 e solo il 14% circa ne ha più di 1000, abbiamo analizzato le perdite, sia di iscritti che di incassi.
Nonostante si sia, attualmente, in una fase di primo recupero, oltre il 40% degli intervistati aveva dichiarato di aver perso dal 30% al 50% dei propri iscritti, e il 30% anche oltre il 50%. Il calo degli incassi rispecchia la stessa situazione con solo un 25% che dichiara di aver perso meno del 30% degli incassi e il restante 70% conferma di aver perso oltre il 30% delle entrate.

I software gestionali possono senz’altro aiutare

Per quello che riguarda la qualità del servizio offerto ai propri clienti, un dato interessante è quello relativo ai software gestionali: oltre il 66% degli intervistati ritiene che la buona qualità del software contribuisca ad aumentare la capacità di erogare un servizio di qualità. Solo il 14% ritiene che questo non sia correlato al software e il 19% ritiene che sia poco collegato. Infine, oltre il 72% ritiene che l’aggregazione dei dati nel CRM possa contribuire ad incrementare i risultati economici del club.
E, in relazione a questo argomento, si parla spesso di formazione degli staff, ma, i dati emersi dicono che il 63% dei club dichiara di non fare formazione ai propri staff sull’uso dei software, il 28% ogni tanto, il 7,7% lo fa abbastanza spesso e solo l’1% molto spesso.
All’interno del questionario, una sezione era dedicata al futuro.

In generale, considerando l’accelerazione digitale che il Covid ha messo in moto, il 78% degli intervistati ritiene che l’importanza dei sistemi digitali sarà confermata anche in una situazione di nuova normalità, mentre solo il 22% ritiene che si tenderà invece a tornare indietro.

Per il 62% il rapporto tra i club e i loro clienti sarà più digitale di prima.

Il 39% pensa che alcuni corsi potranno continuare ad essere erogati on line, anche se oltre il 90% ritiene che un istruttore non possa essere completamente sostituito da un trainer virtuale. Il 93% degli intervistati ritiene, inoltre, che le promozioni e le pubblicità potranno essere veicolate attraverso le app dei club.

Il Fitness on-line è un’opportunità?

Parlando del fitness on-line, il 50% non lo considera una minaccia, mentre il 33% degli intervistati lo considera tale. Avevamo posto le stesse domande un anno prima e abbiamo visto che nel 2020 il fitness on line era considerato una minaccia solo dal 19,3%, con un importante incremento di questo timore che passa dal 19% al 32%. Nel 2020 era visto come un competitor dal 43%, mentre nel 2021 il dato era salito sino a quasi il 55%. Abbiamo anche chiesto se il fitness on-line poteva essere visto come una opportunità: nel 2020, il 58% dei club lo considerava tale mentre, col passare del tempo, il dato era sceso al 37%.
Alla domanda se lo riteneva un altro modo per poter offrire un servizio aggiuntivo, la risposta è stata che nel 2020 oltre il 71% lo riteneva una possibilità, mentre alla fine del 2021 il dato era sceso al 56%.

Come potete vedere, i dati ci dicono che il fitness in Italia sta vivendo una fase di grande evoluzione e, per essere vincenti in un futuro sempre più competitivo, un club e una palestra dovranno guardare con molta attenzione all’offerta sportiva ma, con altrettanta attenzione, anche all’ottimizzazione della gestione aziendale, con uno staff di professionisti dello sport, del marketing e di analisi dei numeri.

Paolo Menconi
“L’uomo dei numeri” e Presidente di IFO International Fitness Observatory

info@ifo.academy
www.ifo.academy

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