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Esercizio fisico prescritto: il modello Veneto avvicina sanità e palestre

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Il Veneto sta consolidando un percorso che porta il movimento dalla raccomandazione generica a programmi definiti per persone con patologie croniche o fattori di rischio. Per le palestre non è ancora un nuovo mercato automaticamente accessibile, ma è un segnale preciso: sanità e professionisti dell’esercizio stanno costruendo linguaggi e procedure comuni.

La pagina regionale sulla prescrizione dell’esercizio fisico, aggiornata il 1° settembre 2026, ricorda che con la DGR 1464/2023 sono state approvate le linee di indirizzo per Esercizio Fisico Strutturato, Attività Fisica Adattata e AFA per persone con disabilità acquisita. L’obiettivo dichiarato è rendere il modello capillare nelle Aziende ULSS.

La Regione precisa un confine essenziale: non si tratta di riabilitazione sanitaria. EFS, AFA e AFA-D intervengono sul recupero, sul mantenimento e sulla prevenzione, in forma individuale o di gruppo e con la supervisione di professionisti dotati delle competenze previste. Questa distinzione deve restare chiara anche nella comunicazione commerciale di un centro fitness.

La formazione dei medici rende il percorso più concreto

Nel 2026 la Fondazione Scuola di Sanità Pubblica propone a tutti i medici del Servizio sanitario regionale veneto un corso gratuito di 14 ore, in modalità a distanza e con crediti ECM. Le iscrizioni sono aperte fino al 29 novembre e il programma affronta la prescrizione nelle patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, oncologiche, muscoloscheletriche e psichiatriche.

Il fatto è rilevante perché la collaborazione funziona soltanto se chi prescrive conosce indicazioni, controindicazioni e caratteristiche del percorso successivo. La formazione non garantisce, da sola, un flusso di utenti verso le palestre; crea però condizioni più favorevoli per invii appropriati e interlocuzioni professionali.

Anche la Toscana ha adottato nel maggio 2026 un atto per promuovere attività fisica ed esercizio strutturato nelle persone con patologie croniche, collegandolo alle cosiddette palestre della salute. I modelli regionali non sono identici e non autorizzano a parlare di un sistema nazionale uniforme, ma indicano una direzione che il settore italiano dovrebbe osservare.

Che cosa deve preparare un club

La prima verifica riguarda le competenze. Il gestore deve sapere quali figure possano seguire ciascun programma, quali attività rientrino nell’offerta motoria e quali richiedano invece valutazione o supervisione sanitaria. Presentare come “terapeutico” un servizio che non lo è espone a problemi di correttezza, responsabilità e reputazione.

Il secondo passaggio è organizzativo. Un percorso credibile richiede una scheda di ingresso, criteri per accettare o rinviare l’utente, modalità di comunicazione con il medico nel rispetto della privacy, registrazione della frequenza e gestione degli eventi avversi. Queste procedure valgono più di una semplice etichetta “salute” apposta al palinsesto.

Il tema si collega all’evoluzione dei centri fitness orientati alla salute: struttura, linguaggio e preparazione del personale devono essere coerenti con la promessa fatta al cliente. La tecnologia può aiutare nella valutazione e nel monitoraggio, come mostra anche l’approfondimento su Technogym Checkup, ma non sostituisce competenze, protocolli e responsabilità professionali.

Un modello economico da misurare

La valutazione editoriale è che per molti club l’opportunità non consista nel vendere un nuovo abbonamento indistinto, ma nel progettare un servizio a maggiore accompagnamento. Piccoli gruppi, appuntamenti programmati e report di aderenza richiedono più ore di personale e quindi un prezzo e una capacità coerenti.

Prima di partire conviene stimare il bacino locale, il numero realistico di invii, il costo per ora del professionista e la continuità dopo il primo ciclo. Indicatori utili sono presenze, completamento del programma, passaggio a una pratica ordinaria e abbandoni. Gli esiti clinici devono invece essere definiti e letti con i soggetti sanitari competenti.

Cinque azioni operative per le palestre italiane

  • mappare medici, strutture sanitarie e professionisti qualificati presenti nel territorio;
  • verificare requisiti regionali e competenze necessarie prima di promuovere AFA o EFS;
  • scrivere un protocollo di ingresso, rinvio e gestione delle informazioni;
  • formare reception, commerciali e trainer a usare un linguaggio preciso e non sanitario quando non appropriato;
  • avviare un progetto pilota limitato, misurandone sostenibilità e continuità.

Dalla vicinanza alla collaborazione reale

Il modello Veneto non trasforma automaticamente ogni palestra in una palestra della salute e non trasferisce al fitness compiti clinici. Dimostra però che la prescrizione dell’esercizio sta diventando un processo più organizzato. I club che investiranno adesso in competenze, relazioni e procedure saranno interlocutori più credibili quando i percorsi territoriali cresceranno.

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