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Come trasformare la tua palestra in un’Impresa che funziona davvero

Scopri come trasformare una palestra in un’impresa organizzata, solida e capace di crescere nel tempo grazie a metodo, visione e processi chiari.

Come trasformare la tua palestra in un’Impresa che funziona davvero

Chi apre una palestra o un centro sportivo o sanitario come i miei, parte quasi sempre da un grande interesse personale: l’amore per lo sport, per la salute, per il benessere proprio, che poi diventa quello delle persone.

È una passione potente, che permette di affrontare anni di studio, sacrifici temporali ed economici, rischi e ore infinite di lavoro con l’obiettivo di riuscire a fare la differenza rispetto ai competitor e di crescere in fretta. Ma, con il tempo, molti imprenditori si accorgono di una cosa: la passione non basta più e non è sufficiente per vivere una vita pienamente soddisfacente. Sì, perché l’equilibrio nelle varie aree della vita dipende molto dalla soddisfazione derivante dal proprio lavoro e da quanto questo ci lasci spazio per coltivare altri interessi.

Molti titolari del fitness hanno una visione chiara di dove vorrebbero portare la propria struttura. Immaginano una palestra in crescita, riconosciuta sul territorio, con un team motivato e clienti soddisfatti. Ed effettivamente è così fino a quando operano in prima linea: la palestra cresce, il team si allarga, ma quando provano a trasferire la propria visione ai collaboratori o ai responsabili di struttura incontrano un ostacolo enorme: la difficoltà a far passare il messaggio.

E da qui nasce la frustrazione che mi viene spesso manifestata durante le consulenze che faccio ai colleghi imprenditori:

“Perché i miei collaboratori non capiscono dove voglio andare? Perché non prendono in mano le cose come farei io?”.

Intanto, da coach, il primo consiglio che mi sento di dare è di modificare la domanda da porsi in una più funzionale come:

“Cosa posso fare per farmi capire meglio dai collaboratori?”

oppure

“Cosa mi manca per far passare meglio la mia visione ai collaboratori?”

Le risposte possono essere differenti e da qui si possono avviare diversi percorsi individuali che portano un imprenditore a modificare il tiro, colmare i gap e raggiungere con successo un nuovo step evolutivo con la sua azienda.

Potendo ora fare un discorso generale e standardizzato che valga per tutti, tendenzialmente posso affermare che si tratta di una questione di metodo e non di capacità.

Manca il metodo, non le capacità delle persone

Non sempre, ma spesso, non si tratta di incapacità o disinteresse da parte del team. Semplicemente, manca un metodo. Il titolare ha in testa un progetto imprenditoriale, ma senza processi chiari e strumenti condivisi quella visione è destinata a rimanere un’idea astratta.

I collaboratori, invece, vivono immersi nell’operatività quotidiana: gestire i clienti, organizzare i corsi, affrontare i piccoli imprevisti e naturalmente sì, l’attività non è la loro. Quindi, a un certo punto, il fattore “mi disinteresso” esiste realmente ed è bene che l’imprenditore impari a convivere con questa differenza nei livelli di motivazione. I collaboratori non hanno il tempo né la struttura per vedere “il quadro più grande” e questo li porta a perdere ancora più velocemente la motivazione.

Si crea così un disallineamento: il titolare guarda lontano, i collaboratori guardano al presente. Come fare allora per cercare di ridurre al minimo il gap di motivazione e di visione esistente tra il titolare e il team?

Servono processi chiari

Ogni attività cresce fino al livello dei suoi processi interni. Se una palestra non ha procedure chiare, obiettivi misurabili e ruoli ben definiti, inevitabilmente tutto finisce sulle spalle del titolare con una serie di effetti negativi: l’imprenditore illuminato diventa il “tuttofare” della struttura, i collaboratori si sentono smarriti, si avvia una spirale di graduale deresponsabilizzazione e, di conseguenza, la crescita rallenta perché ogni decisione passa da una sola persona.

In queste condizioni è impossibile creare una vera impresa in grado di prosperare anche nelle successive generazioni. La palestra rimane legata alla presenza del titolare invece di funzionare come una macchina ben oliata che va avanti anche senza di lui.

Il secondo consiglio che mi sento di dare da coach è che i risultati che si ottengono nel fare impresa sono direttamente proporzionali alle competenze che il titolare ha nel fare impresa stessa. Per fare un nuovo salto evolutivo, anche se è difficile farlo da soli, consiglio di avviare un processo di autoanalisi per capire quali competenze mancano per avviare una nuova fase di successo e soddisfazioni.

Dal caos alla chiarezza: come trasformare la visione in realtà

La buona notizia è che il cambiamento è possibile. E inizia da un passo fondamentale: costruire il proprio metodo.

Costruire un metodo significa:

  • stabilire obiettivi chiari e condivisi, così che tutti sappiano qual è la direzione;
  • creare procedure replicabili, che permettano di lavorare con ordine invece che improvvisare;
  • fornire ai responsabili di struttura gli strumenti tecnologici e formativi affinché possano gestire il team in autonomia;
  • delegare davvero, con fiducia, anche se la percezione è spesso quella di essere insostituibili;
  • infine, definire i numeri chiave da monitorare e condividere con il proprio team per capire se si sta procedendo nella direzione corretta o se servono azioni correttive.

Non si tratta di complicare le cose, ma di renderle più semplici: dare regole e processi riduce i dubbi, aumenta la responsabilità e libera energie preziose.

Il ruolo del titolare: da operatore a guida

Perché questo funzioni, il titolare deve fare un cambiamento importante: passare dall’essere “colui che fa tutto” all’essere “colui che guida”.

È una sfida che richiede coraggio, perché spesso significa lasciare andare il controllo diretto su ogni dettaglio. Ma è proprio questo il punto: un vero imprenditore non si misura da quante cose fa, ma da quanto riesce a far funzionare l’organizzazione anche senza di lui. Le sue azioni devono mirare ad essere minime, ma di grande impatto sulla realtà.

Un bravo manager si valuta dalla relazione esistente tra tempo investito e risultati ottenuti, che deve sempre essere inversamente proporzionale. Se la relazione è di tipo proporzionale, siamo di fronte a un professionista e non a un imprenditore. Se invece il tempo investito porta a risultati peggiorativi o rallenta i processi, allora si è addirittura di intralcio all’interno della propria azienda.

Quando il titolare investe nella formazione manageriale, definisce valori aziendali chiari e dedica tempo alla strategia, l’intera struttura inizia a respirare un’aria diversa.

Il premio: crescita, velocità, serenità

Se la visione imprenditoriale diventa un metodo di lavoro, succedono cose magiche. La crescita accelera, le decisioni non restano bloccate e i collaboratori agiscono con più autonomia. Inoltre il clima migliora perché il team sa cosa fare, si sente responsabilizzato e motivato ad alimentare questa spirale positiva.

E infine il titolare ritrova serenità, potendosi finalmente concentrare sulla strategia e sapendo che la macchina funziona anche senza il suo intervento costante. In altre parole, la palestra smette di essere un lavoro che consuma energie e diventa un’azienda capace di generare risorse temporali, energetiche ed economiche.

Ogni titolare di centro fitness sogna di vedere la propria struttura crescere, distinguersi e diventare un punto di riferimento. Quel sogno non è lontano: basta trasformarlo in un metodo fatto di processi, obiettivi e delega.

Non è questione di cambiare la visione, ma di darle gambe solide per camminare. Solo così la passione iniziale si trasforma in un’impresa in grado di correre veloce e crescere con continuità.

Fabio Marino
Founder Centri Kinesis Sport e Kinesis Sport franchising. Imprenditore e coach di professionisti e Centri Fitness-PT. Laureato in Economia della Start-up con master in amministrazione, gestione e finanza aziendale. Laureato in Scienze motorie con master in posturologia. Ex terapista e preparatore atletico di sportivi professionisti. Autore dei libri:

  • “REALIZZA IL TUO SOGNO”
  • “IL VIAGGIO: DA PROFESSIONISTA AD IMPRENDITORE IL SUCCESSO SI PIANIFICA ALLA SCRIVANIA”.
  • “MAGIC PILLS”: PERLE D’IMPRENDITORIA SANITARIA

www.kinesisport.com

fabio.marino@kinesisport.com


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