L’importanza della comunicazione in palestra

L’importanza della comunicazione in palestra

Scopriamo quali sono le leve del nostro comportamento e solleveremo le sorti del nostro allenamento.

Una sfida affascinante attende gli operatori del settore fitness: attrarre sempre nuove fasce di clientela e contemporaneamente consolidare quella acquisita. Ciò significa cercare di rendere il prodotto fitness accattivante e piacevole.

Non sempre ci si rende conto di quanto è faticoso per una persona comune mantenere costante la sua frequenza in palestra e, contemporaneamente, tenere sufficientemente alti motivazione ed entusiasmo rispetto all’allenamento, soprattutto quando magari i risultati fisiologici rallentano, oppure quando la giornata lavorativa diventa più impegnativa del solito. La tendenza diffusa porta il cliente medio ad abbandonare la palestra in questi periodi, rendendo improbabile un suo ritorno a breve, e suscitando in lui sensi di colpa e sensazioni di fallimento che lo portano ad associare alla palestra l’idea di un’attività troppo impegnativa e incompatibile con le proprie esigenze. Bisogna cominciare ad intendere l’attività fisica in maniera completamente diversa considerandola alla stregua di un qualsiasi comportamento umano; abituarci a riconoscere questa equazione: ATTIVITÀ FISICA = COMPORTAMENTO UMANO.

Ciò significa che come tale segue le leggi della psicologia del comportamento le quali indicano principi di motivazione che sono applicabili a tutta la sfera dell’agire umano. Quindi la domanda che bisogna porsi non è più su cosa motiva le persone ad allenarsi e come incrementare questa motivazione, ma cosa motiva le persone a compiere una scelta piuttosto che un’altra, e come rendere l’allenamento congruente alle spinte motivazionali dell’essere umano.

Abitudine al training

Spesso ci capita di sentire che l’attività fisica deve essere uno stile di vita, un’abitudine, si dice: “come lavarsi i denti”. Cosa ci spinge realmente a costruire un’abitudine come quella di lavarsi i denti?

  1. La consapevolezza della sua importanza.
  2. La mancanza di impegno.
  3. La semplicità dell’azione.
  4. La bella sensazione che ci dà lo svolgere tale atto.

Allo stato attuale quasi nessuno di questi elementi caratterizza l’attività fisica né si può pensare che possano essere due gesti uguali. Al contrario se l’obiettivo è quello di creare abitudine all’attività fisica si deve fare in modo che:

  1. L’istruttore si impegni ad accrescere la consapevolezza dei benefici riguardanti l’attività motoria con elementi concreti e tangibili.
  2. L’istruttore crei programmi di allenamento che alleggeriscano il più possibili la pressione/impegno sul clienteesi adattino alle esigenze non solo fisiologiche del soggetto ma anche a quelle psicologiche e di stile di vita (lavoro, impegni, abitudini ecc.).
  3. Si rendano gli esercizi il più semplici e gratificanti possibili.
  4. Si renda il più piacevole possibile l’allenamento, evitando di proporre esercizi noiosi, frustranti e che fanno sentire inadeguata la persona. A sostegno di quanto dico c’è da aggiungere che nell’ambito della motivazione sono due le leve che ci spingono ad agire: il piacere eildolore. “Ogni azione è finalizzata a perseguire il piacere ed evitare il dolore”.

“Delle due forze è preponderante quella che rifugge il dolore.”

L’allenamento classico tende a proporre un dolore certo oggi (allenamento) per perseguire un piacere ipotetico futuro (obiettivo fisiologico). Da un punto di vista psicologico quest’approccio risulta contrario alle basi della motivazione ed è per questo che, tranne nei casi in cui il soggetto ha una forte motivazione personale (sulla quale si può interagire solo parzialmente), la maggior parte delle persone che intraprendono attività fisica continuativa non riescono a mantenere a lungo questo impegno.

Tecnica o psicologia

Il nuovo modo di intendere la professione dell’istruttore deve necessariamente considerare la problematica della motivazione del cliente nel proprio vocabolario. La riflessione deve essere orientata non solo su quale sia il miglior esercizio da proporre ma anche su come organizzare l’allenamento, in modo da renderlo motivante al punto che il cliente possa essere stimolato a rendere continuativo il suo impegno fino a creare una vera abitudine. Perché ciò avvenga sono necessari quattro requisiti:

  1. L’allenamento deve essere vissuto come un momento piacevole sotto tutti gli aspetti e non come una pillola amara da ingoiare perché “fa bene”. Ciò significa intendere i programmi di sotto una nuova luce devono assecondare oltre che le esigenze fisiologiche dell’individuo anche quelle psicologiche proponendo esercizi che il cliente svolge volentieri e chiedendo frequentemente feed bach sul proprio operato al cliente.
  2. L’istruttore deve essere di sostegno al cliente rendendolo consapevole di quello che sta facendo e sensibilizzandolo sui benefici invisibili (benessere percepito) dell’attività fisica. Coinvolgerlo per dare stimoli e renderlo consapevole gradualmente sul valore di quello che sta facendo.
  3. Successivamente ci si concentra sul trasferire la cultura legata all’attività fisica ma questo può avvenire solo se il cliente già attribuisce piacevolezza all’allenamento e ha acquisito una buona consapevolezza su come la sua giornata acquisti qualità se si svolge attività fisica regolarmente.
  4. Se il cliente è riuscito a costruire una buona consapevolezza di base è possibile che l’abitudine a svolgerla regolarmente, percependone i vantaggi, si consolidi e che diventi uno stile di vita.

Tutto questo percorso ha, come denominatore comune, la capacità di instaurare una relazione positiva da parte dell’istruttore perché è sulla fiducia che si basa la relazione e ci si fida solo quando c’è empatia.In questo contesto rientrano le conoscenze teoriche e tecniche del nostro settore utilizzate non solo come strumento per costruireil programma di allenamento migliore ma anche come approdo teorico per supportare in maniera efficace la motivazione e la consapevolezza dell’importanza dell’attività fisica da parte del cliente.

F.I.

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