Nel 2025 il 30,8% degli italiani dai tre anni in su non ha praticato né sport né attività fisica nel tempo libero: circa 17,7 milioni di persone. È un dato che riguarda direttamente anche il mercato delle palestre, perché descrive un pubblico ampio che spesso non cerca una prestazione, ma un modo semplice e sostenibile per tornare a muoversi.
Secondo il rapporto Istat sui fattori di rischio per la salute, la quota dei sedentari è scesa rispetto al 33,1% del 2024, ma resta elevata. Il fenomeno interessa maggiormente le donne, con il 34,2%, rispetto agli uomini, al 27,2%, e tende ad aumentare con l’età.
Il tema torna particolarmente attuale con il rientro al lavoro e la ripresa delle giornate trascorse alla scrivania. In questo contesto, la Fondazione Don Gnocchi ha promosso per venerdì 11 settembre un open day nazionale con valutazioni fisioterapiche dedicate alla prevenzione e alla gestione del mal di schiena, come riportato da Adnkronos Salute.
Un bisogno che la palestra può intercettare
L’iniziativa appartiene all’ambito sanitario, ma segnala un’esigenza rilevante anche per i fitness club: molte persone associano il movimento alla fatica, alla prestazione o al rischio di peggiorare un disturbo. Per avvicinarle serve quindi una proposta meno intimidatoria, capace di accompagnare il passaggio dall’inattività a una pratica regolare.
Per una palestra, questo significa progettare un vero percorso di ingresso. Una valutazione iniziale delle abitudini, obiettivi realistici, sedute brevi e progressione controllata possono ridurre le barriere percepite. Un programma di quattro settimane, con piccoli gruppi e appuntamenti fissi, è spesso più comprensibile di un abbonamento lasciato interamente all’iniziativa del nuovo iscritto.
Competenze chiare e collaborazione con i professionisti sanitari
Il mal di schiena richiede attenzione ai ruoli. Il trainer può lavorare sull’educazione al movimento, sulla continuità e sulla corretta esecuzione degli esercizi, ma diagnosi, valutazione clinica e gestione delle situazioni che presentano segnali d’allarme spettano ai professionisti sanitari.
Per questo può essere utile costruire una rete con fisioterapisti e strutture del territorio, definendo procedure semplici di invio e rientro all’attività. Non si tratta di trasformare il club in un ambulatorio, ma di offrire al cliente un percorso più sicuro e leggibile. Sul tema sono utili anche gli approfondimenti de La Palestra dedicati alla postura alla scrivania e alla lombalgia in palestra.
Tre azioni concrete per i club
- Creare un’offerta di rientro graduale: incontri brevi, intensità moderata e comunicazione rivolta anche a chi non si sente “sportivo”.
- Proporre orari compatibili con il lavoro: pausa pranzo, prima mattina e fine giornata, anche con formule da 30 minuti. Un riferimento pratico è il nostro articolo sull’allenamento in pausa pranzo.
- Misurare la continuità: presenze nelle prime quattro settimane, rinnovi e abbandoni aiutano a capire se il percorso sta davvero trasformando un sedentario in un cliente attivo.
Dalla prevenzione alla relazione di lungo periodo
La riduzione della sedentarietà non dipende da una singola campagna, ma dalla capacità di rendere il movimento accessibile e ripetibile. Per le palestre c’è un’opportunità concreta: parlare a milioni di persone che oggi sono fuori dal mercato, con servizi semplici, accompagnamento competente e una collaborazione corretta con il mondo sanitario.
Il valore, in questo caso, non è soltanto acquisire nuovi iscritti. È costruire fiducia e continuità, trasformando il rientro al lavoro in un momento utile per ripensare le proprie abitudini di movimento.












