Il Pilates al tempo del Coronavirus - La Palestra

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Il Pilates al tempo del Coronavirus

Il Covid ha inciso anche sulla formazione di settore, in particolare per quanto riguarda il Pilates. Abbiamo chiesto a Claudia Fink di Pilates Italia quali sono stati gli interventi intrapresi e sulle prospettive future.

Claudia Fink – foto di Franco Covi

Questa pandemia, con l’annessa chiusura degli studi di Pilates, che problematiche ha portato oltre a quelle economiche?

Il problema principale è stato proprio legato alla chiusura degli studi di Pilates. Siamo rimasti chiusi per tutto il periodo dei lockdown e oltre, non essendo un bene essenziale, l’esercizio fisico ha dovuto aspettare a lungo prima di poter essere considerato per la riapertura. Questo ha comportato enormi disagi come credo sia ovvio supporre. Sicuramente è rimasto avvantaggiato chi si era creato una realtà casalinga, mentre gli studi di Pilates con affitti da pagare e staff da gestire si sono ritrovati in situazioni che non avremmo mai potuto immaginare.
Ovviamente c’è un’enorme differenza anche di superficie, studi di una certa metratura sarebbero potuti rimanere aperti perché permettono ampi distanziamenti, ma questo tipo di differenziazione non è stata lontanamente contemplata. Qualcuno credo si sia arreso, l’ho notato negli annunci di vendita di attività e/o di macchinari che ho visto su Facebook. Ma forse questo è dipeso anche dal fatto che non tutti aprono uno studio di Pilates per vera passione, ma per business.
Inizialmente non si sapeva esattamente quanto tempo sarebbe durata la crisi, quindi penso che la maggior parte degli studi di Pilates si è trovata impreparata di fronte all’emergenza e ha semplicemente aspettato. In seguito ci si è organizzati con lezioni online e ovviamente ogni studio lo ha gestito a modo proprio, con una serie di polemiche che sono insorte che sinceramente ho trovato altamente fuori luogo: pretendere lezioni gratuite per esempio.
Direi che come problematica, oltre a quella economica, c’è stata anche quella emotiva, perché la paura del contagio ha creato ansia in molte persone che per questo motivo non hanno voluto rifrequentare gli studi anche alla fine dei lockdown. Questo ha creato un enorme ritardo sulla ripresa, che è inizialmente avvenuta lentamente online perché non tutti i clienti hanno aderito alle lezioni via schermo.

Claudia Fink – foto di Franco Covi

Quali sono le difficoltà a dover lavorare online cercando di prendersi cura dei corpi dei clienti?

Sicuramente molti insegnanti che avevano il difetto di essere molto tattili e invasivi nel modo di insegnare, con l’avvento del Covid-19 e del distanziamento hanno dovuto modificare il loro metodo di insegnamento. Di sicuro alcuni metodi sono più invasivi di altri, noi cerchiamo di insegnare agli studenti a verbalizzare in modo appropriato, e questo avviene grazie alle conoscenze profonde di anatomia e biomeccanica da applicare agli esercizi. È ovvio che se si imparano a memoria dei protocolli senza capire da dove viene il movimento e quali muscoli sono coinvolti, è difficile spiegare e si fa prima a toccare.
Online le difficoltà da attribuire a poca esperienza e conoscenze minime possono mettere a repentaglio il successo di una lezione, se si tratta di lezione privata… e ancora più difficile gestire una lezione di gruppo su uno schermo.
Oltre al lato legato alla professionalità dell’insegnante, c’è anche il problema legato allo spazio disponibile, non sempre adatto, e la mancanza di piccoli attrezzi che ogni cliente dovrebbe avere a portata di mano per permettere le modifiche adatte ad ogni esigenza. Sicuramente partendo da un materassino adeguato, non sottile come quelli di yoga, ma più spesso, banda elastica, piccole e grandi palle, pesetti o toning balls, cuscini specifici da poter usare sotto la testa, arc barrels, finess circles. Tutto ciò che permette all’insegnante di fare un buon lavoro di modifiche all’occorrenza: sia per rendere l’esercizio il più accessibile e sicuro possibile, sia per evitare infortuni. Il resto è occhio, esperienza, attenzione, consapevolezza.

Claudia Fink – foto di Franco Covi

Quali attenzioni in più bisogna apportare durante le classi online?

Sicuramente più semplice se il cliente ha già svolto lezioni con l’insegnante in presenza. La familiarizzazione con gli esercizi, la metodologia, la verbalizzazione sono avvenuti in precedenza e si continua online. L’attenzione in più è rivolta all’esecuzione quindi è fondamentale avere una buona visuale del cliente, fare in modo che senta bene, che ci sia una buona connessione e in questo caso ogni tanto forse bisognerà fare qualche dimostrazione, cosa che normalmente non facciamo perché un buon insegnante si distingue dalla massa di autodidatti sapendosi esprimere non necessariamente muovere! Il resto come ho detto in precedenza, è legato alla possibilità di modificare usando gli attrezzi adatti.

Con questo stop c’è stata la possibilità per gli studenti di partecipare a più corsi o workshops rispetto a prima del 2020?

È stato davvero difficile per le scuole di formazione serie gestire la situazione in quanto, mentre si rifletteva sul da farsi, altri hanno improvvisato proponendo corsi online. Se già da tempo il nostro settore è assalito da opportunisti che propongono un week-end a poco prezzo per insegnare una versione di altre versioni di Pilates, con l’online è stato ancora peggio. Dal nostro canto abbiamo ricevuto in media una sessantina di mail di richieste di corsi di Matwork online solo durante il primo lockdown. Personalmente trovo inadeguato insegnare un mestiere che ha a che vedere con il corpo umano a dei neofiti, online. Diverso se si tratta di workshop di un paio d’ore. I nostri corsi sono strutturati in modo che non si impari a memoria un repertorio, ma si impara ad osservare il corpo tramite analisi posturali statiche e dinamiche, a descrivere gli esercizi in modo biomeccanico e tecnico ma anche colloquiale, si impara l’utilizzo di attrezzi come banda elastica, arc barrel e cerchio per modificare gli esercizi e renderli o più facili o più difficili, si imparano regressioni e progressioni, si impara ad osservare il corpo mentre si muove con possibili errori e quindi correzioni, ad usare un tono e stile specifico per motivare ed incoraggiare. Diciamo che abbiamo dovuto adeguarci all’online, ovviamente solo per il Matwork, ma speriamo di non doverne fare troppo uso perché significherà che il momento di crisi sarà finito!

CLAUDIA FINK

Claudia Fink – foto di Franco Covi

Claudia Fink, D.O.M.P. (Osteopata), Claudia lavora tra Milano e Toronto come terapista presso The Studio® e Corpus Sanus®. Dopo anni nel mondo dello sport, aerobica e Pilates, 2 figli e attività competitive, continua il suo agonismo nelle categorie masters e seniors di nuoto e sci nautico. Claudia ha enorme esperienza nel campo riabilitativo vissuto in prima persona.
Licenziataria della Merrithew™ dal 2007 fondatrice della PILATES ITALIA®, Personal Trainer e Master Instructor Trainer per tutti i brands Merrithew™ (STOTT PILATES®, STOTT PILATES® Rehab, ZEN•GA®, Total Barre®, CORE®, Halo® Training) Master Instructor Trainer per Bosu®,  Pink Program®, Pilates per la Sclerosi Multipla®, Body Strateg-Ex® e Smart Pilates Link™. Inizia a studiare Pilates negli anni 90, diventa formatrice per la Merrithew™/STOTT PILATES®, ambasciatrice del metodo, e presenter di fama internazionale. Oltre a formare insegnanti in Pilates, Fitness e Anatomia, Claudia si impegna a gestire clinicamente infortuni lombari, del cingolo pelvico e scapolare combinando tecniche di Chinesiologia Applicata all’Osteopatia. Da molti anni una parte del lavoro di Claudia si è rivolto a migliorare la funzionalità delle persone affette da malattie neurologiche.
Nonostante i suoi molteplici impegni, Claudia continua ad ispirare migliaia di studenti ed insegnanti formandoli ad essere pensatori critici e allenandoli in sicurezza, con adattamenti moderni rivisitati e corretti di tutto ciò che anche nel Fitness e nel Pilates può avere effetti negativi sul corpo. Il motto di Claudia: “’È la continuità storica che mantiene le supposizioni, non la valutazione delle loro validità!” -Edward De Bono. Ecco perché evolversi ed uscire dai luoghi comuni fondati su inutili credenze è così importante!

SPX Max Plus Reformer

L’SPX Max Plus Reformer, è stato ideato per un uso continuo, è adattabile a una vasta gamma di accessori Reformer che ampliano le combinazioni d’allenamento, stimolando le capacità dell’utilizzatore. L’SPX Max, il più basso di tutta la linea dei Reformer, si adatta a tutte le taglie e garantisce fluidità di scorrimento del carrello grazie al meccanismo brevettato STOTT PILATES®. La versione Plus comprende una Vertical Frame e un Mat Converter, che consentono di trasformare la struttura in una semi-Cadillac.

Caratteristiche del Reformer

  • Poggia spalle rimuovibili quando l’attrezzo si ripone o si trasforma in panca.
  • Barra poggia piedi (Footbar), tensione delle molle e sistema di arresto del carrello regolabili per variare l’angolo di flessione di anche e ginocchia, per adeguarsi alle diverse altezze e abilità.
  • Molle con sistema di sicurezza di rapida applicazione.
  • Solidi supporti per le carrucole, rimuovibili senza bisogno di sciogliere le corde.
  • Carrello realizzato in spugna EVA e robusto rivestimento in vinile calibrati alla perfezione per ottimizzare il comfort e la risposta propriocettiva.
  • Carrello scorrevole su rotaie doppie che utilizzano un meccanismo brevettato per creare una corsa fluida e priva di frizione.
  • Ruote “Easy-Roll”, che permettono lo spostamento del Reformer in modo agevole.
  • L’alta qualità dei materiali di costruzione assicura stabilità e tutta la sicurezza necessaria. I nostri
  • Reformer sono fabbricati per un uso frequente e ad alta intensità.

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