Indoor cycling tradizione o high tech? - La Palestra

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Gestione

Indoor cycling tradizione o high tech?

Da molti anni nelle palestre italiane si è consolidato il corso di indoor cycling, ma un dubbio aleggia sempre nei centri: meglio elettronica o manuale? Ecco l’esperienza di chi le ripara.

Alla fine degli Anni 90 poche aziende credevano in questo fenomeno che, poco a poco, si è sviluppato a livello mondiale, ma per una volta l’Italia non è fanalino di coda perché detiene più primati per vendite, ed è espressione del movimento e fenomeno che si è venuto a creare nei primi Anni 2000 tale da essere copiati ed emulati in molti altri paesi. Questo fenomeno ha un figura di riferimento che i nostalgici ricordano con il nome di Jhonny G, considerato il padre di questa tendenza. Negli anni questo tipo di attività è aumentata sempre di più, portando solo in Italia circa una ventina tra distributori, rivenditori e costruttori, andando a riempire le palestre italiane di bike, apparentemente simili, ma con caratteristiche costruttive e di componentistica diverse una dall’altra, dando dei problemi a molti gestori quando molte aziende chiusero o fallirono lasciando senza ricambi i propri clienti. Fortunatamente fino a una decina di anni fa le bike da indoor cycling erano costruite con molti pezzi di derivazione ciclistica, quasi sempre si trovavano soluzioni per sistemare questi attrezzi, anche quelle bike meno conosciute e famose delle sorelle Americane.

E poi arrivò l’elettronica

Circa una decina di anni fa ci fu la svolta, quando alcune aziende iniziarono a introdurre anche sulle bike l’elettronica, mettendo piccoli monitor che potessero rilevare frequenza cardiaca, wattaggio di pedalata, tempo, Km ecc, stravolgendo di fatto il mercato dell’indoor cycling e il modo di “pedalare”. Ancora oggi, essendo cresciuto in questo “mondo”, i gestori di palestre mi chiedono quando arriva il momento di cambiare le bike, se sono meglio quelle vecchio tipo con solo meccanica, o passare sul tecnologico? A parte il budget completamente differente la mia risposta rimane la stessa, che tipo di attività volete fare nella vostra “sala”? Volete fare gruppo e far passare un’oretta di tempo ai vostri clienti togliendoli dallo stress quotidiano, oppure volete dare un servizio profilato facendo lezioni mirate con un percorso e obiettivi specifici? Nel primo caso serve una buona dose di coinvolgimento, nella seconda bisogna studiare e rimanere aggiornati. Non sta a me dirvi che cosa fare, ma per la manutenzione le cose cambiano?

I danni dei clienti

Da un punto di vista meccanico spesso no, perché i modelli delle bike di quasi tutte le marche posso essere acquistate con o senza monitor salvo casi particolari.
A differenza dei primi modelli che erano quasi interamente in metallo ora sono le parti plastiche a farla da padrone, con il vantaggio che non si arrugginiscono, ma bisogna stare attenti a pulirle con detergenti non troppo aggressivi, di contro è che sono più delicate e clienti poco accorti, a volte, divelgono in maniera inspiegabile parti della bike. Purtroppo dove andiamo a applicare dell’elettronica come le console, le cose cambiano, infatti, molti lamentano il costo del ricambio perché molto oneroso rispetto a quello che oggi si riesce a far pagare una lezione o abbonamento di questa attività. Per chi utilizza bike con queste appendici il consiglio è istruire periodicamente i propri clienti, tramite gli istruttori, per un utilizzo consapevole. Molte delle sostituzioni che facciamo sono prevalentemente per rotture dovute a mal utilizzo, non perché il prodotto abbia difetti. La cosa fondamentale anche nelle bike senza console è la pulizia ordinaria che deve essere fatta al temine di ogni lezione istruendo il cliente di cosa, ma soprattutto quello che non deve fare.

Per la pulizia della bike è molto importante la parte anteriore dove di norma cade il sudore

Poche regole

Sicuramente asciugare il sudore dalle parti bagnate della bike, anche quelle basse, non solo manubrio e sella ma anche telaio anteriore e traversine perché non c’è acido peggiore del sudore umano. Buona norma sarebbe anche utilizzare del prodotto detergente e disinfettante da passare sul manubrio e sella, per questa operazione non c’è bisogno di “annegare” la bike, basta una spruzzata sul panno di carta e una passata. Per le console, in teoria idrorepellenti, mai spruzzare direttamente, prima si bagna il panno e poi eventualmente si pulisce. Tutto questo riguarda la manutenzione giornaliera che a termine di ogni lezione andrebbe fatta. Quella periodica, che dovrebbero fare i manutentori o istruttori predisposti, devo dire che, salvo qualche eccezione, nessuno la fa. Sarebbe buona norma una volta la settimana o al massimo ogni 15 giorni fare un check di ogni singola bike, ma quando lo dico la prima reazione è sempre: «È sì… ho 15-17-22 bike, chissà cosa ci metto a farlo!», in realtà un check di routine non dura più di 10-12 minuti per una ventina di bike, basterebbe in sequenza controllare:

  • regolazione della catena (due pedalate sono sufficienti fermandosi con i piedi alla stessa altezza prima da un lato e poi facendo mezza pedalata);
  • si guardano i pedali e relativi agganci, di norma “Spd”, se attaccano o hanno problemi;
  • stabilità della bike (si capisce se ci sono i piedini da regolare);
  • si controllano i serraggi del manubrio e piantone sella che siano in ordine;
  • per le bike che hanno il display, verificare se si accende e legge tutti i parametri;
  • visivamente si controlla lo stato generale di pulizia della bike.

Con questi piccoli controlli si può già avere una valutazione del buono stato di salute delle bike e, avendo un libretto di manutenzione a portata di mano, si può già segnalare qualche piccola anomalia o lavoretto da fare, che diventa fondamentale per l’eventuale tecnico interno o esterno. Questo purtroppo solo pochi lo fanno e la normalità è chiamare qualcuno quando la catena è già scesa, oppure quando si rompe qualche cosa. Un tempo le palestre avendo un reddito diretto perché facevano pagare anche la singola lezione stavano più attente al fermo macchina, oggi che tanti includono le lezioni di indoor cycling nel pacchetto abbonamento spesso tengono ferme bike per settimane o mesi non pensando alla cattiva immagine che ha il centro nel tenere di solito accantonata in un angolo la bike ”malata”, senza avere nemmeno l’accortezza di toglierla dalla sala. Una frase che mi sono sentito spesso dire è: «Finalmente è arrivato il tecnico, evidentemente siete più ricercati degli idraulici o elettricisti», non sapendo che magari il gestore ci ha contattato solo due giorni prima.

Manutenzione periodica

Poi ci sarebbe da parlare della manutenzione o manutenzioni annuali fatte da chi conosce il prodotto, dove a differenza di altri comparti manutentivi del centro, il rapporto di fiducia tra gestore e tecnico deve essere più stretto, perché non sempre si riescono a sincronizzare esigenze del gestore, richieste degli istruttori, intervento del tecnico. Ai miei collaboratori cerco di spiegare di interagire il più possibile con il gestore o istruttore di riferimento perché più informazioni ci si scambia e meno incomprensioni e imprevisti emergono, soprattutto al momento di presentare il conto, perché quasi mai è presente in sala il libretto di manutenzione.

Quale modello allora scegliere?
Prima di decidere rispondete a queste tre semplici domande: per che cosa mi servono e che servizio voglio proporre, che costo hanno all’acquisto, infine, che cosa mi costa mantenerle. Parafrasando un carissimo amico un giorno mi disse: «Sai Glauco, il giorno più bello della mia vita è stato quando mi sono comprato la barca a vela dei miei sogni e il secondo giorno più bello della mia vita, è quando sono riuscito a venderla».

Glauco Grassi
Fondatore di Fullsport. Creatore nel 1999 di una delle prime reti di assistenza tecnica dello Spinning®. Formatore e consulente Tecnico (I.S.E.F. statale di Milano) con l’abilitazione dei principali marchi del fitness mondiale.

glauco@fullsport.it

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