Con la legge regionale 1 ottobre 2026, n. 23, pubblicata sul Bollettino ufficiale il 5 ottobre, la Lombardia ha collegato la nuova rete regionale per l’obesità a programmi strutturati di attività fisica e allo sviluppo delle Palestre della salute. Il provvedimento assegna 300.000 euro l’anno per il 2026-2028 alle misure dell’articolo 4, dedicate a sensibilizzazione e prevenzione. Per palestre e centri sportivi lombardi la conseguenza non è un accesso automatico ai fondi, né la possibilità di presentarsi come strutture sanitarie: è l’apertura di un percorso istituzionale in cui potranno contare competenze professionali, protocolli, capacità di misurare l’aderenza e collaborazione con il territorio.
In breve
- La legge regionale Lombardia n. 23/2026 istituisce un Tavolo permanente e una rete regionale per l’obesità.
- L’articolo 4 promuove programmi strutturati di attività fisica e lo sviluppo delle Palestre della salute.
- Per sensibilizzazione e prevenzione sono previsti 300.000 euro annui nel triennio 2026-2028.
- Il testo non attribuisce automaticamente fondi o accreditamenti ai club: serviranno atti attuativi e requisiti verificabili.
- Le palestre possono prepararsi lavorando su competenze, sicurezza, invii appropriati e misurazione dei percorsi.
Che cosa prevede la nuova legge lombarda sull’obesità?
La legge regionale 1 ottobre 2026, n. 23 riconosce la gestione dell’obesità come un percorso multidisciplinare e continuativo. Il provvedimento prevede un Tavolo regionale permanente, un percorso preventivo, diagnostico, terapeutico e assistenziale, indicato con la sigla PPDTA, e una rete organizzata secondo il modello Hub e Spoke.
La rete dovrà collegare ospedale e territorio, coinvolgendo medici di assistenza primaria, pediatri, specialisti e case di comunità. L’obiettivo dichiarato è superare la somma di prestazioni isolate e costruire una presa in carico coordinata, con monitoraggio dei bisogni e valutazione della qualità degli interventi.
La norma regionale si colloca nel quadro aperto dalla legge nazionale 3 ottobre 2025, n. 149, che definisce l’obesità una malattia progressiva e recidivante. Questo passaggio è importante anche per la comunicazione dei club: il tema non può essere ridotto a dimagrimento estetico o motivazione individuale.
Dove entra l’attività fisica strutturata?
Il comma 5 dell’articolo 4 afferma che la Regione promuove programmi strutturati di attività fisica per la prevenzione e la gestione delle patologie croniche non trasmissibili. Lo stesso comma richiama espressamente lo sviluppo delle Palestre della salute e la collaborazione con enti locali, associazioni sportive, professionisti della salute e delle scienze motorie.
Il testo indica quindi una direzione, ma non definisce ancora il percorso operativo per una palestra commerciale, un centro sportivo o un’associazione che voglia partecipare. Non specifica criteri di accreditamento, tariffe, modalità di invio, standard minimi o ripartizione delle risorse. Questi elementi dovranno emergere dagli atti della Giunta, dal PPDTA e dalle regole della rete regionale.
Per il settore è utile distinguere l’esercizio strutturato dalla riabilitazione sanitaria. L’esperienza di altre Regioni, approfondita da LA PALESTRA nell’articolo sulla prescrizione dell’esercizio fisico, mostra che responsabilità, competenze e linguaggio devono essere definiti prima di proporre servizi alla popolazione.
Che cosa finanziano i 300.000 euro annui?
L’articolo 7 attribuisce 300.000 euro all’anno, dal 2026 al 2028, alle misure dell’articolo 4. Quell’articolo comprende campagne informative, prevenzione primaria e secondaria, screening, formazione del personale medico e sociosanitario e programmi di attività fisica. Il dato finanziario riguarda dunque un insieme di azioni, non una quota già riservata alle palestre.
Questa distinzione evita due errori. Il primo è comunicare un contributo ai club che la legge non promette. Il secondo è attendere un bando senza preparare organizzazione e competenze. La valutazione editoriale è che i soggetti più credibili saranno quelli in grado di dimostrare, prima di qualsiasi opportunità economica, un servizio sicuro, documentato e integrabile con la rete territoriale.
Come può prepararsi una palestra interessata?
1. Chiarire competenze e responsabilità
Il gestore deve mappare titoli, ruoli e limiti operativi delle persone coinvolte. Un professionista dell’esercizio non formula diagnosi e non sostituisce il medico. Allo stesso tempo, un percorso motorio dedicato a persone con patologie richiede competenze specifiche, capacità di riconoscere segnali di allarme e criteri di sospensione o rinvio.
2. Disegnare un protocollo di ingresso e uscita
Servono una scheda iniziale, una verifica delle condizioni di accesso, un consenso informato coerente con il servizio, regole per la gestione delle emergenze e un processo di comunicazione con il medico che rispetti la privacy. Il percorso deve prevedere anche l’uscita o il passaggio a un’altra intensità, non soltanto l’iscrizione.
3. Misurare aderenza e continuità
Frequenza, interruzioni, progressione del carico, percezione dello sforzo e obiettivi funzionali sono più utili di una promessa generica di benessere. Gli indicatori vanno scelti con il supporto di professionisti competenti e usati per migliorare il servizio, non per formulare conclusioni cliniche improprie.
4. Costruire relazioni territoriali verificabili
Il medical fitness diventa concreto quando esiste un collegamento operativo tra medici, servizi territoriali e strutture motorie. Una collaborazione credibile definisce referenti, criteri di invio, tempi di risposta e gestione dei problemi; una semplice dichiarazione d’intenti non basta.
Quali decisioni conviene rimandare agli atti attuativi?
Non è prudente investire oggi in lavori, apparecchiature o campagne commerciali basandosi soltanto sul richiamo normativo alle Palestre della salute. Prima vanno chiariti requisiti, procedure e coperture economiche. La legge stabilisce inoltre che il Tavolo regionale permanente debba essere istituito entro novanta giorni dall’entrata in vigore: il suo lavoro e le successive decisioni della Giunta saranno passaggi decisivi.
È invece ragionevole avviare interventi utili in ogni scenario: formazione del personale, audit di accessibilità e sicurezza, revisione della modulistica, procedure per gli eventi avversi, protezione dei dati e un piccolo cruscotto di indicatori. Sono investimenti organizzativi che rafforzano il club anche se il modello regionale dovesse richiedere tempi lunghi.
Qual è l’opportunità concreta per il settore italiano?
La nuova legge lombarda non trasforma le palestre in presidi sanitari. Può però aumentare il riconoscimento dell’esercizio strutturato come parte di percorsi di prevenzione e gestione della cronicità. Per i gestori significa spostare il confronto dalla vendita di accessi alla capacità di erogare un servizio affidabile, continuativo e misurabile.
Per le aziende del fitness si apre un campo di lavoro su attrezzature accessibili, software per la tracciabilità, formazione e progettazione degli spazi. Anche qui serve prudenza: tecnologia e macchine possono sostenere il percorso, ma non sostituiscono competenze, governance e responsabilità professionali.
Domande frequenti
La legge assegna direttamente fondi alle palestre?
No. I 300.000 euro annui finanziano l’insieme delle misure di prevenzione dell’articolo 4. Destinatari, criteri e modalità operative dovranno essere definiti dagli atti successivi.
Una palestra può già definirsi “Palestra della salute”?
Il testo indica lo sviluppo della rete, ma non autorizza automaticamente l’uso della qualifica. È necessario attendere requisiti e procedure regionali e verificare ogni eventuale disciplina già applicabile.
Qual è la prima azione utile per un gestore?
Effettuare un audit di competenze, sicurezza, accessibilità, privacy e procedure di invio. Solo dopo ha senso valutare nuovi investimenti o partnership.























