La guida definitiva dopo l’Ordinanza di Marzo 2026

Le sponsorizzazioni sono una risorsa decisiva per ASD e SSD, ma per essere davvero sicure richiedono contratti chiari, prove concrete e gestione rigorosa.
Per un’Associazione o una Società Sportiva Dilettantistica, la sponsorizzazione non è solo un “sostegno”, ma il vero polmone finanziario che permette di investire in attrezzature, tecnici e strutture. Tuttavia, molte aziende non le fanno perché temono che queste spese possano essere contestate dal Fisco, e così gli enti sportivi perdono un’opportunità.
C’è una notizia molto positiva: la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6530 del 19 marzo 2026, ha rafforzato nuovamente questo strumento, confermando che le sponsorizzazioni restano un’opportunità economica straordinaria e sicura, purché gestite con metodo.
1. Il “tesoro” dei 200.000 Euro: cosa dice la legge
Il punto di partenza per ogni amministratore sportivo è l’art. 12, comma 3, del D.Lgs. n. 36/2021 (la Riforma dello Sport), che ha raccolto l’eredità del vecchio art. 90 della Legge 289/2002. La norma stabilisce un principio potentissimo: i corrispettivi erogati a favore di ASD e SSD, fino a un limite di 200.000 euro annui per singolo sponsor, sono considerati spese di pubblicità.
Perché è un’opportunità per voi? Perché è un’opportunità per voi? Perché, per l’azienda che vi sponsorizza, questo significa poter dedurre interamente il costo dalle imposte. È la leva principale che avete per convincere un imprenditore locale a investire sulla vostra squadra: “Caro sponsor, quello che mi dai è un investimento pubblicitario sicuro e fiscalmente agevolato”.
2. La Cassazione 2026: fine dei dubbi sulla “convenienza”
Uno dei rischi storici era il cosiddetto giudizio di “antieconomicità”. Spesso l’Agenzia delle Entrate contestava sponsorizzazioni ritenute “troppo elevate” rispetto al blasone della squadra (es: “perché paghi 30.000 euro a una squadra di serie C2?”).
L’ordinanza del 19 marzo 2026 ha messo fine a questa discussione. I giudici hanno chiarito che, se vengono rispettati i requisiti di legge, opera una presunzione legale assoluta. Cosa significa per voi? Che il Fisco non può sindacare se lo sponsor abbia fatto un “buon affare” oppure no. Se il contratto c’è e la pubblicità è stata fatta, la deducibilità è automatica. Il ritorno economico dell’investimento riguarda solo l’imprenditore, non l’ispettore del Fisco.
3. Il “prezzo” della sicurezza: l’effettività della prova
Se da un lato la Cassazione vi protegge sul “quanto” viene pagato, dall’altro è severissima sul “se” la pubblicità è stata fatta davvero. Il regime di favore non è un automatismo cieco. Il nodo centrale del contenzioso oggi è la prova. Non bastano un contratto firmato e un bonifico ricevuto. L’ente sportivo deve dimostrare concretamente di aver promosso il marchio dello sponsor. Nell’ultimo caso esaminato dalla Corte, l’ASD ha vinto perché ha saputo documentare l’attività promozionale in modo impeccabile.
4. Guida pratica: come costruire il tuo “scudo fiscale”
Per trasformare questa opportunità economica in una certezza incrollabile, ogni amministratore di ASD e SSD dovrebbe creare un “Fascicolo della Sponsorizzazione” per ogni cliente. Ecco i documenti che non devono mancare:
• Il contratto dettagliato: evitate contratti di una sola pagina. Scrivete chiaramente dove apparirà il logo (maglie, borsoni, sito web, striscioni a bordo campo, post sui social).
• Archivio fotografico e video: è la prova regina. Scattate foto durante le gare, i tornei e gli allenamenti dove si vedano chiaramente i marchi degli sponsor. Un consiglio: conservate le foto digitali originali, che contengono data e luogo dello scatto.
• Materiale promozionale: conservate brochure, locandine degli eventi e calendari della stagione dove è stampato il logo dello sponsor.
• Rassegna stampa e social: fate screenshot dei post su Facebook o Instagram in cui citate lo sponsor. Se i giornali locali pubblicano foto della squadra, ritagliatele e archiviatele.
• Relazione finale (report di impatto): a fine stagione, inviate allo sponsor un riepilogo delle attività svolte. Non è solo un gesto di cortesia commerciale, ma una prova documentale della reale esecuzione del contratto.
5. Riforma dello Sport: attenzione alla continuità normativa
Un chiarimento essenziale per i presidenti: la Riforma dello Sport ha abrogato il vecchio art. 90 (Legge 289), ma come sottolineato dalla Cassazione 2026, non c’è stata alcuna interruzione. Il regime agevolato è confluito nel nuovo Decreto Legislativo 36/2021.
Questo significa che anche i contratti firmati oggi sotto la nuova riforma godono della stessa “presunzione di pubblicità” dei vecchi contratti. La protezione per lo sport dilettantistico resta solida.
6. I 3 errori da evitare assolutamente
Per non vanificare questa opportunità economica, ricordate di evitare queste trappole:
1. Pagamenti non tracciabili: mai accettare contanti per sponsorizzazioni. Il bonifico bancario è l’unica prova certa del passaggio di denaro.
2. Mancanza di contratto: iniziare l’attività promozionale prima di aver firmato un accordo scritto è un rischio enorme in caso di controllo.
3. Soglie superate: se uno sponsor supera i 200.000 euro annui, per la parte eccedente decade la “protezione automatica” e l’azienda dovrà dimostrare l’inerenza con regole molto più severe.
Professionalità è libertà
Le sponsorizzazioni rappresentano la via maestra per la crescita economica del nostro mondo sportivo. L’ordinanza di marzo 2026 ci dice che il diritto è dalla nostra parte, ma ci chiede in cambio ordine e trasparenza.
Oggi, il presidente di un’associazione non deve essere solo un appassionato di sport, ma un amministratore diligente che “vende” visibilità e la documenta con rigore. Seguendo questa guida, la sponsorizzazione smetterà di essere un motivo di preoccupazione e diventerà ciò che deve essere: la benzina per far correre i vostri sogni sportivi.
Luca Dott. Mattonai
Tributarista, titolare dello Studio Mattonai
luca@studiomattonai.it
www.studiomattonai.it
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