Il Business Plan uno strumento ormai obbligatorio? - La Palestra

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Gestione

Il Business Plan uno strumento ormai obbligatorio?

Le palestre dovranno entrare nell’ottica che il business planning diventerà un vero e proprio strumento di sopravvivenza.

Spesso, parlando di palestre, ci si concentra sugli aspetti tecnici del lavoro: chi apre un’attività di questo genere, normalmente, è un grande esperto, appassionato e praticante delle discipline che si propone di insegnare. In questo, i titolari di palestre non differiscono dalla media dei piccoli imprenditori italiani, normalmente bravissimi a svolgere, materialmente, l’attività attorno a cui la loro azienda è nata, e magari un po’ meno bravi nell’occuparsi della gestione d’impresa.

Un conto è, infatti, aprire un’attività, mentre tutt’altra faccenda è gestirla, ovvero esserne il manager: si tratta di uno specifico mestiere, per cui occorrono competenze altrettanto specialistiche. Parliamo, ad esempio, di strategia, marketing, controllo di gestione, organizzazione, finanza e business planning, ovvero di tutte quelle importantissime funzioni che, spesso, vengono relegate ai ritagli di tempo, se non addirittura improvvisate, nelle aziende di più piccole dimensioni.

Qui ci vuole un piano, un business plan

Concentriamoci, oggi, sull’ultimo elemento dell’elenco poc’anzi stilato, ovvero il Business Plan.
Da diverso tempo ormai, nell’ambito della mia attività divulgativa, predico a suo favore, come fondamentale strumento di autoconsapevolezza imprenditoriale (in primis) e, poi, come essenziale arma per farsi strada nella giungla dell’efficace gestione aziendale. Oggi, mi trovo a scrivere un articolo che narra di come il Business Plan, in certe circostanze, sia divenuto uno strumento praticamente obbligatorio.

Facciamo un passo indietro: il Business Planning è, come noto, un’attività imprescindibile in tutti quei casi in cui dobbiamo dimostrare a qualcuno quali sono i nostri progetti futuri, gli obiettivi a cui tendiamo e le strategie che perseguiremo. Fra questi qualcuno ci possono essere nuovi potenziali soci, enti che erogano finanza agevolata e, ovviamente, le banche e le società finanziarie.

Nel corso degli ultimi anni, abbiamo visto una crescente attenzione nei confronti del business plan; un tempo, infatti, le banche erano solite richiederlo a fronte di operazioni importanti, mentre col passare degli anni è stato sempre più usuale vederselo domandare anche per richieste più contenute, e relative alla gestione ordinaria.

Le nostre prospettive acquisiscono valore

Recentemente, ha cominciato a diffondersi una notizia che, di fatto, renderà il business plan uno strumento praticamente obbligatorio. Sono diventate operative, infatti, le linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), chiamate “Guidelines on loan origination and monitoring”, risalenti a luglio 2021 ma effettivamente attive da luglio 2022.

Una delle principali novità è questa: le banche, per confermare i finanziamenti già in essere alle imprese, i cosiddetti “fidi validi fino a revoca” (scoperti di conto, anticipi fatture, anticipi fornitori), avranno bisogno del business plan. Questo in quanto, per concedere o confermare il credito, non sarà più sufficiente analizzare il passato aziendale tramite i documenti ufficiali (bilancio, centrale rischi ecc.), ma diverrà imprescindibile il fatto di valutare le prospettive, intrecciando dunque le strategie aziendali (evincibili, appunto, dal Business Plan) con le analisi e le proiezioni di mercato a disposizione dei tecnici.

Si tratta, in definitiva, di una vera e propria rivoluzione: in primis, in quanto il business plan diventa, di fatto, uno strumento obbligatorio per tutte quelle realtà aziendali che operano con le banche, utilizzando linee di fido. Inoltre, perché viene (finalmente) superata la logica del rating che, come noto, rappresenta una sorta di voto dato all’impresa sulla base dei propri dati storici che, per definizione, sono sempre vecchi e riguardano, dunque, il passato. Tali evidenze verranno, certamente, sempre prese in considerazione, ma dovranno essere in qualche modo ponderate con le prospettive rese evidenti col Business Plan.

Dialogo e cooperazione per un buon Business Plan

Non sappiamo ancora con quale velocità, tali direttive inizieranno davvero ad impattare sull’operatività quotidiana di banche e imprese, ma una cosa è certa: la direzione è ormai tracciata. Tutte le aziende, di ogni ordine e grado, dovranno entrare nell’ottica di idee che l’attività di Business Planning non sarà più un lusso che possono concedersi i più organizzati e lungimiranti, ma arriverà a diventare un vero e proprio strumento di sopravvivenza, senza cui, cioè, sarà davvero difficile portare avanti le attività d’impresa.

Ovviamente, non si può pretendere che ogni imprenditore diventi capace di realizzare, in totale autonomia, un efficace Business Plan: i consulenti servono anche per questo. Per esperienza però, posso dire che non si tratta nemmeno di uno strumento che possa essere totalmente delegato: i migliori, nella mia esperienza, sono sempre scaturiti da un approfondito dialogo con imprenditori attenti e interessati, capaci di mettersi in gioco e in discussione, volenterosi di capire meglio i numeri delle proprie imprese.

Il mio invito a tutti i conduttori d’azienda e, dunque, ai titolari di palestre, è quello di interessarsi sempre più alle varie funzioni manageriali che abbiamo elencato all’inizio di questo articolo: in parte, potranno scegliere di delegarle, certo, ma mai completamente. Per essere davvero i manager della propria impresa, insomma, ovvero per averne le redini ben salde fra le proprie mani, occorrono impegno, costanza e determinazione.

Marco Massari
Consulente aziendale e divulgatore di argomenti connessi all’imprenditoria e a sostegno dello sviluppo del business. Autore del libro “L’impresa di essere imprenditori”.

www.marcomassari.eu

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