La completezza del settore tecnico nella tua palestra - La Palestra

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Gestione

La completezza del settore tecnico nella tua palestra

Competenza e completezza del settore tecnico consentono il raggiungimento del benessere per gli iscritti al centro sportivo, ma occorre una crescita fondamentale.

Quando si parla del settore tecnico in palestra ci si riferisce agli istruttori, sia di sala attrezzi e sala cardio che di corsi. Tutti i settori sono importanti in una società di servizi basati sul benessere fisico, ma va da sé che, visto la natura del servizio, il settore centrale è quello tecnico. Mi viene da ricordare subito che tutto il sistema di organizzazione di un centro wellness deve ruotare intorno al concetto principale del servizio. Parlando di benessere è necessario che i settori commerciale, ricevimento, medico e manutenzione siano concentrati sul concetto di base.
Vendendo benessere, il settore medico deve ragionare in funzione di ciò che viene proposto e praticato in palestra, la manutenzione deve assicurarsi che tutto ciò che serve a procurar benessere funzioni, il ricevimento deve accogliere i clienti in modo che essi si sentano bene e ricevano tutte le informazioni sulle attività; il settore tecnico deve impostare tutto il suo lavoro su questo obiettivo principale: far stare bene i clienti attraverso le attività proposte.

Far star bene non è solo uno slogan

“Far stare bene” è una frase ripetuta all’infinito nei centri wellness, ma come si articola e si sviluppa in realtà? Cosa concretamente fa star bene i clienti di un centro? Chiaramente si dà per scontato che chi frequenta un club sportivo debba trovarsi bene ma occorre superare l’aspetto superficiale del messaggio e addentrarsi nei programmi proposti e venduti. Il settore tecnico nasce da quello che una volta nelle palestre era l’elemento più semplice dell’organizzazione. Quando iniziai io, nel 1978, eravamo noi istruttori avevano come input (datoci dal “capocentro”) di seguire bene i clienti. Punto e basta: null’altro ci veniva detto. Seguire bene allora voleva dire essere di aiuto nell’usare gli attrezzi e (dove c’erano) aiutare ad usare gli ergometri. In alcuni casi l’evoluzione del ruolo consisteva nello scrivere le cosiddette schede di palestra, i programmi di allenamento che si basavano su una serie di esercizi cercando di utilizzare gli attrezzi che c’erano a disposizione.
Però già allora capivamo che più ci si dava una linea guida su cui basare tutto il lavoro e più ottenevamo attenzione dai nostri clienti. Come in tutte le cose se si dà un senso a quello che si fa si ottiene consenso.

Gli elementi fondamentali per raggiungere il benessere

La filosofia che individuammo era cercare di impostare tutta l’attività proposta verso l’ottenimento di tre punti essenziali:

  1. Dimagrimento
  2. Mobilità e scioltezza
  3. Resistenza

A questo si poteva aggiungere “forza” ma era più specifico come richiesta. La gente comune che frequenta un wellness club cercava quelle tre cose essenzialmente.
Al tempo esisteva pochissima tecnologia di supporto, si iniziava vagamente a parlare di massa grassa, di calorie da consumare, di supporti tecnologici attraverso macchine di ultima generazione. ecc…
Oggi tutto questo esiste e ancora di più! La sensazione però è che poco si è fatto per migliorare la professionalità del tecnico, la crescita professionale dell’istruttore. Eppure, sono cresciute scuole di formazione, l’università dello sport (ISEF e Scienze Motorie) ha inserito nel piano di studi il fitness e i titolari dei centri si stanno impegnando nel proporre programmi, test, servizi al cliente per arricchire l’offerta.

Due sono i punti su cui si può basare la crescita professionale di un istruttore:

  1. Economico
  2. Culturale

La crescita economica dell’istruttore

Un istruttore deve essere motivato economicamente, un professionista che ha frequentato corsi di formazione, o peggio università non può essere pagato meno del personale di servizio. Ma il punto cruciale qual è: se un club ha un listino basso non potrà mai pagare un istruttore adeguatamente. Tutto parte da lì.
Non è pensabile creare dei veri professionisti se al cliente medio si chiede per un anno circa 400 €. Se una persona spende meno di 35€ al mese non può pretendere personale qualificato, l’acqua calda, il centro pulito e tutti i corsi che vuole. Non è possibile. A meno che gli si offra solo l’essenziale e tutto il resto diviene a pagament, e qui veniamo al secondo punto.

La crescita culturale dell’istruttore

Se il futuro del fitness prende questa strada, cioè prezzo base abbastanza basso e tutti i servizi aggiuntivi a pagamento, allora il professionista che si propone e si offre al cliente deve essere all’altezza, un vero professionista del suo mestiere. Questo vuole dire tre cose:

  1. Preparazione di alto livello (corsi di specializzazione, università, ecc..)
  2. Programmi da presentare al cliente completi di test e verifiche
  3. Disponibilità e interazione con glie altri settori

La preparazione

Un personal trainer o un corsista che si propone come un vero professionista del settore deve, come in tutti i settori, avere una preparazione di buon livello. Occorre che abbia nel suo curriculum la partecipazione a corsi, scuole, o università che attestino la sua preparazione. Bisogna che abbia una buona conoscenza dell’anatomia umana, della fisiologia, e di tecniche di allenamento parimenti a conoscenze sull’aspetto alimentare. Egli non dovrà assolutamente sostituirsi a figure professionali come il medico e il dietologo, ma dovrà saper affrontare tali problematiche collaborando con gli specifici professionisti.

I programmi

I programmi che l’istruttore propone devono prevedere test iniziali, verifiche in corso di programma e test finali per poter motivare il cliente a partecipare attivamente alle sue aspettative.
Il professionista tecnico occorre che sappia dove vuole arrivare, quali obbiettivi si prefigge, altrimenti rimarrà sempre un “guardiano” della palestra, un ruolo per il quale non potrà certo pretendere una crescita economica.

Disponibilità e interazione

Uno dei punti più negativi che spesso si notano è il totale distacco della figura dell’istruttore da tutto il resto della struttura. L’istruttore è spesso completamente isolato da tutto, lavora come se fosse in una sua bolla personale. Non partecipa alle attività collaterali (medico-dietologo-corsi). Spesso non si interessa neanche degli eventi che la struttura organizza dimostrandosi anche poco collaborativo.
L’istruttore invece deve interessarsi dei clienti a 360°, sapere se hanno fatto la visita medica, se hanno eseguito test strumentali (analisi corporea, capacità di scambio di ossigeno, ecc) e interloquire con gli altri professionisti. Partecipare agli eventi proprio come esperti del benessere in modo da diventare punti di riferimento per i clienti. Questo arricchisce i servizi offerti e migliora l’immagine del centro.

Per concludere quindi si può dire che un centro può migliorare la sua offerta se può contare sui suoi collaboratori, così come un tecnico professionista può crescere economicamente e professionalmente se il centro lo considera tale e lo riconosce motivandolo anche economicamente.

Fabio Swich
Ideatore di UpWell, società di servizi benessere, e pioniere del cardio-fitness
dal 1986.

fswich@upwell.it

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