A Liverpool è stato presentato “On Your Side”, un nuovo kit operativo dedicato alla prevenzione del suicidio negli ambienti sportivi. L’iniziativa della Royal Foundation, sviluppata con British Standards Institution e Chasing the Stigma, offre a club, allenatori, staff e volontari indicazioni per riconoscere segnali di difficoltà, aprire una conversazione e indirizzare la persona verso un aiuto competente.
In breve
- Il kit è stato lanciato il 10 settembre 2026 a Liverpool, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
- È stato sviluppato con il contributo di oltre 200 esperti e organizzazioni.
- È pensato per sport di base, accademie, club professionistici, staff, famiglie e tifosi.
- Non trasforma istruttori e gestori in terapeuti: aiuta a riconoscere, ascoltare e indirizzare.
Che cos’è “On Your Side”?
La Royal Foundation descrive“On Your Side” come un kit di prevenzione creato specificamente per il settore sportivo. Il progetto nasce dalla constatazione che palestre, squadre e associazioni raggiungono ogni settimana persone che potrebbero non rivolgersi spontaneamente ai servizi tradizionali di salute mentale.
Il materiale è disponibile attraverso Hub of Hope e vuole aumentare la capacità delle organizzazioni di notare segnali preoccupanti, avviare conversazioni rispettose e collegare chi è in difficoltà a un supporto professionale. Tra le realtà britanniche che hanno annunciato l’adozione figurano Football Association, Premier League, Team GB e British Cycling.
Perché una palestra può essere un luogo importante?
La palestra è uno spazio di routine e relazione. I trainer incontrano le stesse persone più volte alla settimana e possono accorgersi di cambiamenti improvvisi: assenze insolite, isolamento, calo evidente di energia, frasi di disperazione o comportamenti che rompono nettamente con le abitudini precedenti.
Nessun singolo segnale dimostra una condizione clinica. Il valore della relazione sta nella possibilità di chiedere con tatto come sta la persona e di non ignorare una preoccupazione concreta. La frequenza dei contatti rende il club un punto di osservazione, non un luogo di diagnosi.
Qual è il confine del ruolo di trainer e staff?
Il confine deve essere molto chiaro. Un istruttore può ascoltare, mostrare attenzione e attivare la procedura prevista dal centro. Non deve formulare diagnosi, promettere segretezza assoluta o assumersi da solo la gestione di una crisi.
Quando emerge un rischio immediato, la priorità è la security: non lasciare sola la persona, coinvolgere il responsabile individuato dal protocollo e contattare i servizi di emergenza. In Italia il numero unico per le emergenze è il 112. Per le situazioni non immediate occorre indirizzare verso medico, servizi territoriali o professionisti qualificati.
Come tradurre il principio in una procedura italiana?
Il kit nasce nel Regno Unito e non sostituisce protocolli, numeri e servizi italiani. Può però offrire una struttura utile. Ogni palestra dovrebbe definire in anticipo chi riceve una segnalazione, quali contatti utilizzare, come proteggere la riservatezza e quando chiamare i soccorsi.
Una procedura essenziale può includere:
- formazione di base per responsabili, receptionist e trainer;
- una persona interna chiaramente indicata per le segnalazioni;
- un elenco aggiornato di servizi locali e numeri di emergenza;
- istruzioni per gestire un rischio immediato senza lasciare sola la persona;
- registrazioni minime e protette, limitate a ciò che è necessario;
- un momento di supporto anche per il dipendente che ha gestito l’episodio.
Come si apre una conversazione senza invadere?
È preferibile parlare in un luogo tranquillo, usare osservazioni concrete e porre domande dirette ma rispettose. Frasi come “Ho notato che ultimamente sembri molto in difficoltà, vuoi raccontarmi come stai?” sono più utili di rassicurazioni automatiche o giudizi.
Ascoltare significa lasciare spazio, non minimizzare e non trasformare subito il dialogo in consigli sull’allenamento. Se la persona esprime pensieri di suicidio o un pericolo immediato, bisogna attivare senza ritardo l’aiuto professionale e l’emergenza.
Privacy e responsabilità organizzativa
Le informazioni sulla salute sono particolarmente delicate. Il club deve evitare chat informali, fogli accessibili a tutti o racconti tra colleghi non coinvolti. La condivisione interna deve essere limitata alle persone che hanno un ruolo nella gestione della situazione e proporzionata alla sicurezza della persona.
La prevenzione non si riduce a un poster. Richiede formazione periodica, contatti aggiornati e una cultura in cui chiedere aiuto non viene percepito come debolezza. Anche il linguaggio usato nei corsi, negli spogliatoi e sui social contribuisce a creare o ridurre stigma.
Che cosa può fare subito un gestore?
- identificare il referente interno per le situazioni di vulnerabilità;
- verificare che tutto lo staff conosca il 112 e la procedura di emergenza;
- preparare un elenco di servizi sanitari e territoriali della propria città;
- organizzare una breve formazione con un professionista qualificato;
- rivedere modalità di registrazione e tutela della riservatezza;
- inserire il tema nel piano di sicurezza e benessere del personale.
Domande frequenti
Un trainer deve chiedere direttamente se una persona pensa al suicidio?
Quando esistono segnali seri, una domanda chiara e rispettosa può aiutare a comprendere il rischio. È importante che lo staff sia formato e sappia come attivare immediatamente il supporto previsto.
Il kit britannico vale come protocollo per una palestra italiana?
No. È una risorsa e un modello organizzativo, ma deve essere adattato ai servizi, alle responsabilità e alle procedure italiane con professionisti competenti.
Che cosa fare in caso di pericolo immediato?
Non lasciare sola la persona, attivare il responsabile interno e contattare il 112. Non tentare di gestire una crisi grave soltanto con una conversazione informale.










