Palestra in forma con i sistemi isoinerziali - La Palestra

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Gestione

Palestra in forma con i sistemi isoinerziali

Il richiamo al passato è spesso fonte di ispirazione, nonché stimolo per innovare. Come nel caso di questi macchinari, perfetti per allenamenti calibrati e senza pericoli.

Nonostante si viva in un mondo in cui l’informazione grazie al Web sia alla portata di tutti con pochissime limitazioni di sorta, alcune notizie, sistemi, novità e pratiche operative rimangono ancora sconosciute o poco considerate nelle palestre italiane.

È questo il caso dei sistemi isoinerziali, strumenti che iniziano solo ora a fare la propria comparsa nel nostro Paese, in netto ritardo rispetto ad altre nazioni.

Attualmente, negli ambienti sportivi e riabilitativi, la parola isoinerziale suscita spesso curiosità e interesse e solo in limitati casi, conoscenza e corretto utilizzo. Essendo però macchinari ancora poco conosciuti, che garantiscono i loro benefici in seguito a corretto utilizzo e settaggio, coordinazione motoria, ritmo esecutivo, hanno bisogno inizialmente di una fase educativa monitorata da personale professionalmente competente. Per questo motivo è raro oggi giorno vedere all’interno di una sala pesi, uno di questi macchinari.

A che cosa servono

Le ricerche scientifiche che si sono occupate dell’efficacia del metodo isoinerziale hanno evidenziato una maggiore produzione di forza e di potenza, espressa a differenti angoli articolari, rispetto ai “pesi liberi”. Inoltre, tali metodiche, grazie alle quali è possibile enfatizzare il lavoro eccentrico controllato, si sono rivelate utili anche nella prevenzione di infortuni muscolari e tendinei. Portando questa metodologia dall’ambito della ricerca scientifica di base da un punto di vista pratico, possiamo affermare che la metodica isoinerziale rappresenta un passo avanti per un training completo, per migliorare il movimento, la forza, la potenza, la coordinazione, consentendo di produrre movimenti funzionali, che sollecitino con una sola azione tutti i muscoli interessati al gesto.

Come sono fatte

Per semplificare la comprensione della spiegazione tecnica che segue, si immagini di avere a che fare con una sorta di grosso yo-yo meccanico. Nello yo-yo, con cui più o meno tutti hanno giocato da bambini, le due placchette rotanti erano collegate tra di loro da un piccolo perno di forma cilindrica sul quale si arrotolava e srotolava il filo con l’anello finale, necessario alla tenuta con la mano da parte dell’utilizzatore. La prima azione di srotolamento delle placchette, avveniva, grazie alla forza di gravità terrestre mentre l’effetto yo-yo era mantenuto grazie all’abilità del soggetto ed all’energia cinetica che le due placchette accumulavano durante la loro rotazione in senso orario e antiorario.

I sistemi isoinerziali di cui parliamo in questo articolo, sono molto simili per concetto al giochino divertente di cui sopra, ma a differenza di questo, la forza di gravità è meno determinante al loro impiego.
Motivo per cui tali macchine hanno trovato inizialmente largo impiego proprio in assenza di gravità.

Come funzionano

Entriamo quindi nello specifico. I macchinari isoinerziali, sono composti essenzialmente da 3 componenti fondamentali: un disco rotante (volano), un elemento di trasmissione del moto al volano, definito anche albero di trasmissione (che può avere forma conica o cilindrica) e un ultimo elemento, normalmente una corda o una cinghia che, essendo vincolate all’albero di trasmissione permettono di tradurre il gesto motorio dell’utilizzatore, in movimento rotatorio del volano.

La cinghia o corda tirate durante la fase concentrica dell’esercizio, accelerano il volano che ruotando immagazzina energia cinetica. La lunghezza della corda è regolata per essere completamente svolta alla fine della fase concentrica nel momento in cui il volano, continuando a ruotare, la riavvolge in senso contrario.
Il soggetto utilizzatore, a questo punto deve opporre una forza frenante eccentrica per rallentare l’inerzia del volano, con la corda che nuovamente si è riavvolta all’albero di trasmissione e che quindi permetterà di iniziare una successiva fase concentrica e quindi la ripetizione dell’esercizio.

Due tipi a confronto

A trasmissione conica: i sistemi che utilizzano come albero di trasmissione un corpo conico, hanno una gamma di applicabilità maggiore. Il cono, grazie alla sua forma, che prevede diametri di circonferenze dalle più piccole alle più grandi e vice versa, si comporta esattamente come il cambio della bicicletta da corsa. Sfruttando questa caratteristica, e la libertà della corda sulla quale si dipana, si possono ottenere resistenze all’inversione del moto rotazionale del volano, più o meno impegnative. Questo vantaggio permette l’esecuzione di proposte pratiche molteplici che vanno da azioni a bassa richiesta di forza, ma con dinamica elevata, ad azioni ad alta richiesta di forza e dinamica lenta, mantenendo sempre e comunque omogeneità e fluidità del movimento.

A trasmissione cilindrica: viceversa le macchine a volano che sfruttano un sistema di trasmissione del moto con albero a geometria cilindrica, permettono di raggiungere valori di inerzia più alti. La sezione cilindrica comporta, in fase d’inversione del moto, uno stress elevato ed è per questo motivo che queste macchine sono più utilizzate nella fase di costruzione della forza in esercizi convenzionali (squat verticale e laterale, leg press, leg curl…) e con soggetti allenati.

Quali differenze

Dovuto ad alcune leggi della fisica, un chilo non è sempre un chilo. Questo concetto fu dimostrato da Isaac Newton già alla fine del 1600. Se prendiamo in esame i classici macchinari isotonici presenti nelle sale pesi delle palestre, si dà per scontato che il “carico” impostato (ad esempio 10 Kg alla Lat Machine) rappresenti una resistenza nota, fissa e invariabile: in effetti lo è, ma solo quando il peso è fermo o viaggia a una velocità costante. L’accelerazione e la forza necessarie per spostarlo, spingerlo, tirarlo e quindi toglierlo dal suo stato di quiete, ne modificano il valore. Come cambia il suo valore anche in base ai sistemi di leve e carrucole che permettono la sua movimentazione. Per ottenere una maggiore velocità di movimento sono necessarie accelerazioni elevate.
Ciò significa che la forza sviluppata può variare notevolmente a seconda della velocità di movimento.
Ed è per questo motivo che se due soggetti sollevano la stessa massa, ad esempio 100 Kg, non possono essere considerati forti uguali. Sarà sempre più forte colui il quale quei 100 Kg sarà in grado di accelerarli maggiormente.

Come misurare?

Come si fa a valutare questo parametro? Oggi giorno esistono degli accelerometri che permettono di quantificare in tempo reale, azione per azione, la potenza che è erogata dal soggetto che sta eseguendo un determinato esercizio. Sono apparecchi dalle dimensioni ridotte (più o meno un telefonino o anche più piccoli), che posti sul pacco pesi o direttamente sul peso libero, bilanciere o manubrio che sia, misurano l’accelerazione a cui il carico è sottoposto e tramite algoritmo danno l’espressione in watt della potenza erogata.

Perché usarle

Una delle differenze principali rispetto ad altri esercizi convenzionali e sistemi visti in precedenza, (macchine a pesi, bilancieri o manubri, elastici, macchine iso-cinetiche, ecc.) è che, nei dispositivi iso-inerziali la resistenza, o meglio il carico è variabile ed è in ogni istante proporzionale alla forza sviluppata
e alla velocità con cui si esegue
il gesto:

  • maggiore è la forza esercitata nella fase concentrica
  • maggiore sarà l’accelerazione con la quale il volano reagirà e ruoterà.
  • maggiore sarà l’impegno per contrastare e rivincere l’inerzia (enfasi sull’azione eccentrica del muscolo)

In un dispositivo isoinerziale ogni ripetizione è sempre svolta alla massima forza che l’atleta riesce a produrre, pur se questa decresce con la fatica. Ne consegue che la “dose” di allenamento (lavoro) può essere superiore che con i pesi convenzionali, proseguendo l’esercizio per un numero di ripetizioni superiori

Quindi, mentre per i carichi isotonici è il carico a determinare la possibile velocità di spostamento dello stesso e quindi la potenza erogata, nei sistemi isoinerziali è la forza applicata e la velocità di esecuzione di ogni fase a determinare il carico. In altre parole, ciascuna ripetizione, volendo, è sempre massimale. Alla luce di quanto scritto e alle evidenze scientifiche che avvalorano l’allenamento della forza eccentrica controllata come modello elitario per prevenire le lesioni muscolari, l’utilizzo di macchinari isoinerziali è senza dubbio un metodo molto interessante, con vasta applicabilità e benefici nell’ambito di ogni club.

Stefano Dametto
Maestro dello Sport Scuola dello Sport (CONI) + Maestro Nazionale di Tennis (FIT) Roma.
Resp. R&S – Uff. Tecnico Flyconpower

ufficiotecnico@flyconpower.com

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