È possibile accettare criptovalute per gli abbonamenti della palestra? - La Palestra

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Gestione

È possibile accettare criptovalute per gli abbonamenti della palestra?

Che obblighi ha e che cosa deve fare il titolare di un centro fitness con questo tipo di pagamento? In particolare sul piano degli obblighi fiscali. Ce lo spiega l’avvocato Martin Dertliu.

Con il termine criptovaluta o valuta virtuale si suole indicare degli strumenti di pagamento digitali che vengono usati, all’interno di una community, come moneta di scambio per la fornitura di beni e servizi.

Nel nostro ordinamento, l’unica norma che fa riferimento alle criptovalute è l’art. 1 comma 2 lettera qq) della legge antiriciclaggio che definisce, valuta virtuale: “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente.”

Criptovaluta tuttavia non è sinonimo di riciclaggio, ed il suo utilizzo, di per sé, non è né illecito, né sospetto.

Come funzionano le criptovalute e soprattutto, è vantaggioso utilizzarle?

In assenza di misurazioni ufficiali si calcola che il volume di transazioni in moneta virtuale si aggiri intorno ai 16 miliardi di dollari al giorno in tutto il mondo, con trend in crescita, anche nel nostro paese.

Le criptovalute sono monete accettate nella comunità… che dichiara di volerle accettare e pertanto il loro potere d’acquisto segue andamenti che dipendono quasi integralmente dalla fiducia della comunità sulla loro affidabilità come riserva di valore.
Usarle ed accettarle in pagamento equivale ad un atto di fede.

Quanto al valore di cambio, le criptovalute non hanno un controvalore prestabilito, e il cambio è soggetto ad oscillazioni, anche molto forti. Il Bitcoin, la più conosciuta fra le criptovalute, quando fu creato nel 2009 non valeva nulla. Oggi il tasso di cambio di 1 Bitcoin si attesta sui seimila euro. Nel 2017 aveva raggiunto il picco storico di ventimila.

I sistemi di creazione della moneta, adesione al circuito, circolazione e stoccaggio, seguono regole e principi di tipo privatistico, senza nessun controllo da parte delle autorità monetarie.

Come venirne in possesso

Per acquisire criptovaluta gli utenti possono comprarla in cambio di moneta legale, oppure accettarla in pagamento dei beni e servizi che offrono nella community. In entrambi casi bisognerà preliminarmente aderire ad una piattaforma di scambio (in gergo exchange). Il primo passo sarà dunque scegliere la piattaforma su cui si desidera operare. Le quattro più famose: Coinbase, Kraken, Binance e Bitpanda, prevedono un processo di identificazione e registrazione, anche piuttosto elaborato, con specifici protocolli di sicurezza per l’accesso, stoccaggio della moneta e la conservazione dei dati, nel rispetto della normativa antiriciclaggio.

Una volta creato il profilo utente, sarà possibile aprire un portafoglio (wallet) nel quale conferire le criptovalute in proprio possesso. Una volta depositata nel proprio wallet, la criptovaluta può essere trasferita in pagamento da un wallet ad un altro attraverso forme di accredito simili al bonifico online. Le versioni app permettono di operare anche attraverso i comuni smartphone, con tempi di realizzo comparabili a quelli del circuito bancario.

Le operazioni di norma possono transitare solo attraverso un unico canale di trading. Cliente e fornitore dunque dovranno risultare iscritti alla medesima piattaforma di exchange.

Senza regole

Le criptovalute restano prive di una apposita disciplina normativa. Anche per questo, soprattutto in passato, sono state usate come strumento per realizzare speculazioni finanziarie, finite spesso in bolla, oppure per aggirare la normativa tributaria, in tema di IVA e reddito d’impresa.

Sebbene il rischio di bolle resti presente, per quanto riguarda l’aspetto tributario, le cose stanno prendendo una piega diversa. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una recente sentenza (caso C-264/14, Hedqvist) ha stabilito, infatti, che le operazioni di cambio in Bitcoin (ma stesso discorso vale per le altre criptovalute) costituiscono operazioni soggette ancorché esenti dall’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto. La sentenza afferma dunque la natura intrinsecamente “valutaria” delle monete virtuali. Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 72/E del 02 settembre 2016, ha colto la palla al balzo per affermare il pieno assoggettamento alle imposte IVA e sui redditi, degli acquisti realizzati per mezzo di criptovalute: le imprese sono pertanto onerate di calcolare il controvalore in euro delle operazioni realizzate in moneta digitale ai fini del versamento IVA e di far valutare il proprio portafoglio criptovalutario a fine anno per il calcolo delle imposte IRAP e IRES sui rendimenti da attività finanziarie, se riscontrati.

Per i clienti persone fisiche invece, si ritiene che l’operazione di acquisto di beni e servizi tramite criptovaluta, non costituisca attività suscettibile di produzione di reddito e se ne esclude l’assoggettamento all’imposta IRPEF. Di qui l’interesse dell’utenza a farne sempre più ampio uso.

Conclusione

Le potenzialità delle criptovalute sono uno dei temi più controversi dell’economia digitale. Da un lato, il diffondersi della tecnologia smartphone, smartwatch e carte di pagamento, rende gli acquisti in critpovaluta molto più facili che in passato. Dall’altro, le critpovalute presentano indubbiamente dei rischi di esercizio in ragione delle fluttuazioni che, anche in ragione del trattamento tributario, debbono essere attentamente ponderati.

Per i privati invece l’uso della criptovulta, e prima di tutto il suo approvvigionamento, presenta il vantaggio di offrire un attivo di scambio non soggetto a tassazione che, in caso di apprezzamento del tasso di cambio o del potere di acquisto, permette di ottenere risparmi (o plusvalenze) anche cospicui.

In entrambi i casi il rischio economico è dietro l’angolo. Non essendoci alle spalle delle criptovalute altra forza che quella del circuito economico che le accetta in pagamento, il valore di scambio (e di cambio) è soggetto a tracollo appena si manifesti un cenno di sfiducia negli operatori economici che le usano. Si consiglia pertanto di valutare con molta attenzione le strategie aziendali relative allo sviluppo dei nuovi canali di pagamento e, anche in ciò raccogliendo l’invito alla prudenza di Bankitalia e CONSOB, non assumere mai rischi finanziari maggiori di quanto non si sia disposti a perdere.

Av. Marvin Dertliu
Muratori and Partners – Studio Legale
Tel. 0651605708

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