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Un box di allenamento funzionale/CrossFit di successo

Materiali, pavimentazioni, grandezza, altezza… sono numerosi i parametri da considerare quando si progetta una palestra rivolta agli sport da performance come functional training e CrossFit. Ecco le insidie nascoste che è assolutamente necessario fronteggiare

Sapete quanti centri di allenamento funzionale e box CrossFit hanno subito pesanti controversie legali per rumori e vibrazioni fastidiose? Più di quanti possiate immaginare. Il volume della musica si può contenere ma nulla ferma le onde d’urto provocate dalla caduta dei bilancieri. Esistono delle soluzioni di isolamento ambientale all’avanguardia ma il rapporto costi-benefici non depone a loro favore. Meglio continuare a cercare un fondo più idoneo. La soluzione ideale sarebbe un capannone terra tetto libero su quattro lati e con piazzale esterno di pertinenza esclusiva. Il piazzale esterno, oltre che consentire un comodo parcheggio, diventa a tutti gli effetti un “attrezzo” che va a pieno regime quando il clima è favorevole. A tutti piace correre e la corsa è presente in molti allenamenti combinati: poter correre intorno all’edificio senza i pericoli del traffico di veicoli è un vantaggio competitivo che può favorevolmente orientare la scelta di un potenziale cliente. L’altezza poi è più obbligata che non l’estensione. Sotto i 4 metri non ci si allena pienamente (i lanci della palla richiedono 3.50 metri, la risalita della corda 4.50 metri). Se si trova una struttura con un punto massimo di altezza di circa 6 metri siamo al top.

Quanto deve essere grande una palestra di allenamento funzionale/CrossFit?
La grandezza deve essere subordinata alla visione aziendale. Vogliamo lavorare su grandi numeri di utenti? Vogliamo privilegiare un ambiente più raccolto con una cura maggiore del cliente/atleta? Ogni regione d’Italia ha poi una sua normativa specifica sugli impianti sportivi alla quale si deve ottemperare affidandosi ai professionisti competenti in materia. Un calcolo approssimativo potrebbe partire da 6 metri quadri per utente, considerando che l’ingombro massimo è quello del bilanciere olimpico che è lungo 220 cm. Nella quotidianità dell’allenamento questi calcoli si dimostrano però inaffidabili. Una classe di atleti esperti ben disciplinati e ben diretti dal loro coach rientra a mala pena in queste misure se compie un allenamento solo di pesistica.  In routine che comprendono pesistica e movimenti ginnici le dimensioni si dilatano. Una classe di 14 persone necessita, per essere condotta con sicurezza e soddisfazione degli utenti, almeno di 120 metri quadri liberi da ostacoli ed istallazioni fisse.

Il pavimento è l’attrezzo più importante
La scelta del pavimento è cruciale quanto quella del fondo in cui andremo ad operare. Alcuni beni strumentali possono già essere pensati per essere sostituiti dopo i primi tre anni di esercizio. Il pavimento deve essere definitivo. Negli ultimi anni l’offerta delle aziende produttrici o importatrici è cresciuta notevolmente. Bisogna tenere conto sempre e comunque di alcuni punti di performance che devono caratterizzare il prodotto:
1. Classe di resistenza al fuoco;
2. Omologazione per assorbire la caduta di oggetti e persone, queste ultime possono purtroppo cadere dagli anelli o dalle sbarre per le trazioni (per le funi da risalita occorrono i materassi appositi);
3. Facilità di pulizia e igienizzazione con apposito protocollo da dichiarare alle autorità competenti;
4. Durata nel tempo e resistenza all’usura senza rilascio di polveri e inquinanti (i pavimenti di prima generazione avevano questo fastidiosissimo difetto).

Chi ha a cuore la preparazione delle alzate olimpiche/Weighlifting dovrebbe allestire alcune pedane in legno sulle quali si posizionano i piedi dell’atleta mentre le piastre del bilanciere toccano il pavimento antiurto. La soluzione ottimale sarebbe avere queste pedane davanti alle rastrelliere che sorreggono i bilancieri.

Pensate anche al pubblico femminile!
Avere un occhio di riguardo per il pubblico femminile è un plus qualitativo che pone chi lo attua al di sopra della media dei sui concorrenti. Ad esempio le donne hanno mediamente le mani più piccole e con la pelle meno resistente degli uomini. Quindi perché devono usare sbarre e anelli dello stesso diametro e dello stesso materiale degli uomini? Nel nostro progetto di allestimento ci devono essere almeno quattro sbarre per le trazioni ad altezza adeguata per la media femminile, di diametro ridotto e in acciaio inox. L’acciaio è molto più gradevole al tatto e non lacera la pelle come gli altri metalli generalmente usati. Anche se buona parte dell’eccesso di attrito che ferisce le mani è dato dalle vernici che ricoprono le sbarre in ferro… Anche per gli anelli olimpici si consiglia di sceglierli in acciaio o in legno, quest’ultimo si unge prima ma è molto più economico. Le cinghie che li sorreggono dovrebbero essere più larghe per le donne per evitare fastidiose abrasioni alla pelle delle braccia negli affondi agli anelli.
Per i bilancieri è generalmente invalso l’uso di un peso e diametro ridotto per le donne, privilegiare sempre quelli in acciaio che sopportano la caduta. I bilancieri in alluminio si maneggiano meglio ma non tollerano usi impropri, un carico eccessivo e una caduta involontaria li piegheranno definitivamente. Questi scrupoli non si estendono alla pesistica non convenzionale e da lancio. Manubri esagonali, kettlebell e palle mediche non devono essere estremamente assortite nel peso. Si applica il principio di mantenere l’intensità e lo stimolo riducendo la traiettoria del movimento. Ad esempio se una ragazza non riesce a fare lo swing con 16 chili, ne userà comunque 16 ma con un movimento più semplice come lo stacco da terra. Ottemperare a questi punti di riflessione farà della vostra passione lo spunto vincente per realizzare un’azienda fitness di successo.

Nicola Andreini
Laureato in Scienze Politiche, gestisce centri fitness dal 1999. Nel 2014 inaugura il primo Box ufficiale CrossFit a Pistoia e provincia. Personal trainer, CFL1, TacFit Instructor Clubbel Instructor, istruttore FIKBMS CONI.
nicola.andreini.mobile@gmail.com

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