Una nuova idea di fitness - La Palestra

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Dossier

Una nuova idea di fitness

Natked è una interessante realtà che utilizza un innovativo format integrato e scalabile nell’ambito del fitness, del benessere e della cura della persona

Natked nasce come metodo di prevenzione e miglioramento della salute delle persone attraverso attività fisica, terapie rigenerative, educazione alimentare e di gestione emotiva dello stress. Dopo la prima sede aperta nel 2015 in porta Nuova a Milano, ha da poco inaugurato un nuovo centro nell’esclusiva zona CityLife, sorta all’interno del progetto di riqualificazione della ex Fiera del capoluogo lombardo. Per farci raccontare quale sia la particolarità di questa realtà, abbiamo fatto qualche domanda a Filippo Mazzacano, Direttore tecnico della sede di CityLife Natked.

Cos’è Natked?

«Si può definire come una palestra non convenzionale, in realtà è un concept che si occupa di salute a 360 gradi: abbiamo sia servizi dedicati al movimento, al personal training e al coaching, che rappresentano il nostro focus centrale, sia servizi dedicati alla nutrizione, oltre a diverse tipologie di terapia, a partire dalle classiche massoterapia, osteopatia, crioterapia, che sono fondamentali in alcuni casi per riportare una persona alla sua massima espressione. Facciamo muovere le persone e utilizziamo il movimento in chiave terapeutica; molte persone con cui ci interfacciamo hanno necessità di muoversi non perché debbano arrivare a una performance specifica ma perché vogliono stare bene».

In cosa vi differenziate dagli altri?

«Abbiamo un’offerta più ampia e un metodo diverso. I nostri club non hanno la classica sala pesi, il nostro metodo di allenamento si può schematizzare come una piramide: alla base troviamo la Forza, il secondo livello è quello che noi chiamiamo Flusso, che integra i movimenti tra loro, e infine la punta della piramide è quella definita Elements, che è quella più creativa.

Per quanto riguarda la forza, puntiamo a costruire la potenza di un corpo, con i classici setting atletici: schemi motori più classici che riguardano la potenza delle gambe e degli altri superiori, oppure la verticalità, che è un altro elemento fondamentale, e qui siamo ancora nell’area più meccanica di memorizzazione di un gesto. Per fare questo non utilizziamo le macchine ma cerchiamo di utilizzare il corpo nella sua potenza originaria.

Il livello del Flusso parte dal movimento isolato e porta fino alla realtà: consente di capire che i movimenti isolati non sono sufficienti a stimolare il corpo in tutte le sue variabili. 

La punta della piramide è quella definita Elements, si prendono schemi derivati da danza, lotta e dagli sport, quindi gesti atletici, e si va ad applicarli alla base costruita attraverso la Forza e i Flussi, tramite una situazione più imprevedibile e variabile. Entrano in gioco l’improvvisazione e delle semplici sessioni in cui bisogna reagire allo stimolo della persona che pratica con te: sono situazioni più simili alla lotta, alla danza e agli sport di situazione, mantenendo il rischio di infortunio nullo. L’idea di base è “rubare” agli sport l’elemento della reazione cerebrale ma non il rischio di infortunio.

Tutto questo è poi “inquinato” positivamente da una visione terapeutica: il fondatore di Natked, Gianluca De Benedictis è un osteopata e molti specialisti lavorano all’interno della nostra Accademia, che è un altro grande elemento fondamentale di Natked». 

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Voi lavorate anche molto con le aziende… 

«Lavorando a 360° sulle potenzialità del corpo e sulla sua espressività, ma anche tanto sulle sue dinamiche più imprevedibili, è molto “facile” scatenarne alcuna che vanno oltre rispetto alla classica sessione in cui potenzi i tuoi muscoli. Questo ci ha permesso di costruire una certa esperienza riguardo all’aiuto ad aziende che hanno necessità di fare eventi di un certo tipo. In tutte queste situazioni, oltre a offrire il tipico servizio legato al benessere, che un’azienda può utilizzare per i suoi clienti o per i dipendenti, le classiche classi aziendali, forniamo anche servizi di team building, in cui lavoriamo con persone che sono già parte di un team nel loro lavoro e si opera su alcune dinamiche di movimento ed emotive. È un approccio emozionale che vuole fare “pressione” su alcuni punti specifici che si scatenano quando le persone escono dalla loro confort zone».

Qual è il vostro target principale?

«Il target principale è tra i 20 e i 50 anni di persone che non definirei super atleti. È comunque un target molto ampio e si sta ulteriormente allargando grazie all’integrazione de Jungle, che amplifica la dimensione ludica, e che riesce ad ampliare il target anche ai giovani fino ai 6 anni. Abbiamo specialisti che si occupano del jungle kids ed è molto interessante perché coinvolge la dimensione verticale e permette ai bambini di arrampicarsi, cosa che non fanno più: è più facile che si arrampichino con il proprio avatar tramite videogame. 

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Avete servizi dedicati specificamente alle persone con Handicap?

«Il nostro metodo è applicabile a qualsiasi tipo di individuo: i concetti di Forza, Flusso e Parte creativa li applichiamo dal ragazzino di 14 anni che deve ancora costruire degli schemi motori, al sul 40enne che lavora in ufficio e si allena una volta a settimana, dal super atleta, all’80enne che deve riabilitare un ginocchio, così come alle persone con handicap, chiaramente con un approccio diverso a seconda dei casi. In particolare mi viene in mente uno dei miei più grandi atleti e compagni di allenamento che è un ragazzo in sedia a rotelle, che è stato nella Nazionale Paralimpica di Ice hockey, e che quest’anno farà l’Accademia. Quindi non più solo un cliente, ma il nostro progetto è che lui riesca a diventare un nostro trainer. Questo è complesso, perché alcune forme tecniche, che per me sono facilissime da replicare e mostrare al cliente, per lui sono impossibili da fare meccanicamente e quindi dovrà coprire il gap con una sorta di racconto verbale».

Oggi avete due sedi di proprietà, pensate di crescere ulteriormente? 

«La possibilità di ampliarci con formule diverse da quelle che sono la proprietà sicuramente non è da escludere, proprio perché Natked non è solo un luogo ma un concept, una modalità di offrire un servizio. Non nego che ci siano già stati piccoli contatti con enthusiast o comunque persone che hanno un’idea, o un contenitore molto valido, il cui contenuto però è più complesso da strutturare. 

Questa sede è neonata, tante energie devono essere dedicate qui, stiamo comunque studiando come poterci espandere, senza fretta, ma senza sosta». 

www.natked.com

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