La professionalità di titolari e collaboratori di una palestra - La Palestra

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Gestione

La professionalità di titolari e collaboratori di una palestra

Sul vocabolario, alla voce “professionalità” si legge: “Qualità di chi svolge il proprio lavoro con competenza, scrupolosità e adeguata preparazione professionale”.

Per preparazione professionale si intende la capacità di svolgere un’attività per professione, vale a dire “ricevere un compenso per la propria attività”, ovvero produrre reddito con la propria attività.

Competenza

Con questo termine intendiamo possedere conoscenza della propria attività, una competenza basata sullo studio e sull’esperienza acquisita negli anni. Laddove non si possiede ancora esperienza, a causa della giovane età, fa testo la propria formazione (università, corsi di specialità, diplomi, ecc).
La preparazione deve far parte indissolubilmente della propria professionalità, nel mondo dello sport e ancor più nel mondo del fitness è facile male interpretare la professione di istruttore.
Capita spesso di presentarsi come istruttore di sala pesi (istruttore di body building) solo perché si ha un buon fisico, quasi come se fosse una sorta di Curriculum Vitae, come dire: “Mi sono fatto un bel fisico muscoloso e perciò ne so tanto”. Ovviamente non è così, noi tutti sappiamo che per insegnare “fitness” occorre conoscere l’anatomia, la fisiologia, occorre conoscere la biomeccanica; insomma occorre aver studiato.
Diffidare sempre da chi sostiene che basta documentarsi su Internet.
Esistono molti corsi di formazione, primo fra tutti quello di Scienze Motorie, ma ciò che conta è preoccuparsi di frequentarli, e anche da parte degli imprenditori è importante richiedere tale formazione e successivamente riconoscerla economicamente.

Per quanto riguarda i titolari e/o direttori, il discorso è lo stesso. Anche qui succede che chi ha lavorato tanto come istruttore si ritrova a dirigere un centro: la competenza va ben oltre la conoscenza di quanto accade giornalmente in un club e comprende la gestione amministrativa, la gestione del personale, capacità e conoscenza di un planning di costi e la capacità nel definire budget di spesa. Esistono poi il marketing: l’aspetto commerciale e la manutenzione e, non meno importante, definire gli investimenti definendo le priorità. Occorre perciò una specifica preparazione manageriale.

Scrupolosità e responsabilità

Un professionista serio è colui che opera con impegno e senso di responsabilità. Questo vale sia per i titolari, sia per i collaboratori. Nel momento in cui un professionista accetta l’incarico che gli viene proposto, deve sapere che dovrà rispettare il suo ruolo per tutta la durata del contratto, conoscendo bene quello che sono i suoi doveri e i suoi limiti nel massimo del rispetto nei confronti di sé stesso e degli altri.

Il titolare

Il titolare, o comunque il direttore o responsabile del settore, deve essere scrupoloso nel suo ruolo e perciò attuare con impegno tutto ciò che gli compete. Programmazione, verifiche, riunioni di sviluppo, parlando con tutti i suoi collaboratori e rispettando le loro opinioni. Coerenza e chiarezza sono fondamentali nel definire retribuzioni, orari e compiti. Essere sempre presente per dare l’esempio e rispettare il contratto che ha stipulato con il collaboratore, rispettando le scadenze e comunicando sempre in tempo eventuali cambiamenti.
Un responsabile se non ha turni specifici da rispettare, a maggior ragione deve essere presente più degli altri, per essere disponibile verso gli altri.
Deve mettere a disposizione esperienza, conoscenza, e dare l’esempio di quella professionalità di cui si sta parlando.

Il collaboratore

Un collaboratore professionista è professionale in tutto ciò che fa e perciò a partire dall’aspetto: curando l’abbigliamento, indossando sempre la divisa, se c’è, in ordine e pulita.
Se il rapporto con l’azienda è di libera professione, non vuol dire che può fare ciò che vuole, ma bensì vuol dire che ha un rapporto fiscale differente. Questo fa sì che i compiti a lui assegnati vanno rispettati in egual misura.
Se, ad esempio, si prende l’impegno di lavorare un certo numero di ore alla settimana, dovrà rispettare gli orari.
Capita spesso che travisando il ruolo di professionista, il collaboratore cambi continuamente i propri orari creando disagio ai colleghi e all’azienda.

Questo è un esempio di scarsa professionalità. Se il collaboratore accetta in fase di contratto la retribuzione proposta, non può metterla in discussione continuamente, ma può ridiscuterla allo scadere del rapporto che avrà comunque una durata minima di almeno 1 anno (salvo sia stato stipulato dall’inizio con una scadenza minore). Questo vuol dire che non si può mollare all’improvviso un posto di lavoro, ma va concordato un periodo utile all’azienda per poter essere sostituito.

Il rapporto professionale va considerato un impegno vincolante per entrambe le parti e vale a doppio senso, vale a dire che non si può pretendere scrupolo e responsabilità solo da una parte. È capitato di assistere a professionisti, che trincerandosi dietro al concetto di “libero professionista” pretendono puntualità nei turni e nelle scadenze essendo poi sempre in ritardo e non rispettando i propri impegni.
Il lavoro è una cosa seria, nobilita, cresce e dà dignità, ma va rispettato proprio per questo. Essere veri professionisti offre la possibilità all’azienda e a sé stessi di crescere dando un’ottima immagine che nel tempo verrà sempre apprezzata nel mondo del lavoro e dai clienti a cui ci rivolgiamo.

Fabio Swich
Ideatore di UpWell, società di servizi benessere, e pioniere del cardio-fitness
dal 1986.
fswich@upwell.it

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